Intervista a Rossella Vollaro


Le interviste tra gli esperti di conciliazione continuano…

Ecco le risposte di ROSSELLA VOLLARO, conciliatore e socio A.s.a.c.

D: Cosa significa essere conciliatore? Perchè hai scelto di diventare conciliatore?

R: Quando ho scoperto il mondo della conciliazione mi ha affascinato immediatamente. Mi è sembrato il vero e proprio uovo di colombo.
In uno dei primi incontri a cui ho partecipato, alla camera di Commercio di Monza, mi aveva colpito moltissimo l’intervento di un personaggio di spicco del settore, ebreo, che aveva chiesto alla platea quale fosse stato il primo tentativo di conciliazione della storia.
Ebbene, dopo un pò di suspence,  la risposta esatta era stata : Ama il tuo prossimo come te stesso.
Le parole di Gesù!
Capisci anche tu che detto da un ebreo hanno avuto davvero un impatto incredibile!
Credo che la forza della conciliazione stia proprio nella semplicità.
E’ la semplicità di riconoscere all’altro la nostra stessa dignità e di essere per questo disposto ad accogliere anche la sua verità.
Trovo magico l’approccio e le conseguenze positive davvero universali, oltre che nella società e in tutte le sue espressioni materiali, soprattutto nella struttura stessa dell’Uomo.
Essere conciliatore significa cercare di far scoprire alle persone un’altra possibilità, che è quella dell’andare incontro, dell’andare verso l’altro, di comprenderne le ragioni , accoglierlo, per essere di conseguenza accolti. Significa riconoscere nell’uomo la sua natura migliore e fare di tutto per farla emergere.
Non c’è più giusto e sbagliato, non c’è più una sola verità, come il sistema giuridico impone, ma una situazione complessa in cui desideri, speranze, fatiche, bisogni di più individui si sono intersecati e devono trovare un compromesso al fine di salvaguardare la relazione, oltre che trovare una soluzione accettata al conflitto. Già , perchè a mio parere alla base di tutto c’è proprio la salvaguardia della relazione
E’ per questo che ho scelto di diventare conciliatore perchè credo profondamente che sia la strada della consapevolezza dell’Uomo.

D: Come spieghi il lavoro che fai alle tue bambine?

R: Le mie bambine la conciliazione la vivono attraverso le rappacificazioni che io e mio marito facciamo dopo liti furibonde, il modo che abbiamo trovato di venirci incontro facendo reciproche concessioni. La vivono quando le prego di sentire su di sè il dolore che possono arrecare agli altri con alcuni loro atteggiamenti. O quando chiedo loro di indagare le ragioni di una lite con una compagna per trovare insieme una soluzione al conflitto, invece che non guardarla più in faccia.

D: Dopo l’introduzione della legge sulla mediazione, secondo te, che cosa determinerà il successo o il fallimento della nuova mediazione civile?

R: La nuova legge avrà successo a mio parere solo se ci sarà una suddivisione dei ruoli per impedire conflitti di interesse, per esempio l’avvocato, che è abitualmente chiamato dalle parti in conflitto, se potrà porsi sia come conciliatore sia come avvocato, lascerà il dubbio che la valutazione della strada da seguire sia stata fatta soggettivamente e non oggettivamente. E questo non va nell’interesse dei clienti. Ci deve essere chiarezza: chi va dal conciliatore ha fatto una scelta chiara e il conciliatore non deve essere nella possibilità, se la conciliazione andasse male, di proporre una causa lasciando il dubbio che la conciliazione non sia stata portata avanti con la giusta diligenza.

Grazie a Rossella per il suo prezioso contributo.

Se desiderate approfondire le attività dell’ Associazione per lo sviluppo delle Agenzie di Conciliazione andate su www.asac-agenzie.it

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