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Intervista ad Anna Russo

Alle domande di mediazione tra pari oggi risponde RUSSO ANNA, responsabile dell´ Associazione Culturale VivInsieme.

D: Di cosa si occupa la Vostra Associazione?
R:  La nostra è un Associazione giovanissima, sino a questo momento ci siamo mossi con iniziative di incontro e di divulgazione, su vari temi, soprattutto a carattere locale (Bari e provincia). Uno dei nostri  scopi statutari principali, comunque, è quello di incentivare e di agevolare, per quanto possibile nel nostro piccolo e attraverso l’opera di divulgazione, la diffusione di temi e di strumenti che possano in qualche modo migliorare qualcosa che non va.

D: Perché avete pensato di occuparvi di mediazione civile?
R. Nello specifico, abbiamo individuato in questo istituto degli elementi di novità e di concretezza che potrebbero, sul serio, andare ad incidere positivamente sul modo di fare giustizia in Italia.
Allo stesso tempo, però, ci è sembrato di percepire l’esistenza di un grosso ostacolo alla sua corretta divulgazione ed introduzione. In pratica, su internet, giornali e tv, l’istituto è chiamato in maniere molto diverse. A parte i casi in cui vi è cattiva informazione, sembra quasi che uno dei modi più incisivi utilizzati dai detrattori della mediazione sia proprio quello di appellarla in cento modi fantasiosi allo scopo di minarne valore e credibilità.
Di qui il nostro impegno a cercare di “incanalare” l’opera di informazione svolta dai giornali tentando di evidenziare la necessità di chiamare il nuovo istituto col suo vero nome.
Naturalmente, la cosa è stata comunicata anche al Ministero della Giustizia ed al Ministro Alfano.

D: Come vi state muovendo per diffondere la cultura della mediazione civile?
R: Abbiamo fatto presente a diverse testate che il vero nome dell’istituto appena introdotto è indicato dall’Unione Europea e dal D.Lgs. n.28 del 2010, ossia “MEDIAZIONE FINALIZZATA ALLA RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE
CIVILI E COMMERCIALI”  (abbreviato in MEDIAZIONE CIVILE E COMMERCIALE oppure in MEDIAZIONE CIVILE, come fa anche il Ministero della Giustizia).
Se riferito all’attività svolta, quindi, il nome dell’istituto NON è e non può essere “conciliazione” (termine usato per individuare ben altri istituti, al di fuori dei quali ha valenza prettamente religiosa; tant’è che il D.Lgs. 28/2010 lo utilizza solo per individuare il risultato della mediazione) o “mediazione conciliativa” (scartato dall’Europa perchè troppo generico e non identificativo del tipo di controversie) oppure ancora “media conciliazione” (utilizzato spesso a scopo denigratorio, visto che sa tanto di concetto televisivo…).

D: Nel blog, io stessa, nonostante abbia fatto presente in diversi post l´importanza di utilizzare i termini corretti per gli addetti ai lavori, parlo indifferentemente di conciliazione e mediazione. Perché ritenete sia così importante la terminologia?
R: La differenza, ai fini della comprensione della riforma, è molto importante.
Infatti, la legge distingue espressamente l’attività (svolta dal mediatore) che consiste nel tentare di mettere d’accordo due persone (appunto la mediazione) dal suo semplice e auspicabile risultato (la conciliazione).
E’ quindi errato accennare o parlare tout court di “conciliazione”: questo termine indica soltanto un risultato che si può raggiungere oppure no.
Pertanto, al fine agevolare la divulgazione di strumenti (comunque
perfettibili) in grado di migliorare il funzionamento della Giustizia italiana, chiediamo di fornire le notizie su questa riforma indicando il nuovo istituto con il suo vero nome, ossia MEDIAZIONE CIVILE E COMMERCIALE.

Ringrazio per il tempo dedicatoci e per chi volesse approfondire le attività dell’Associazione Culturale VivInsieme può scrivere
all´indirizzo vivinsieme@libero.it