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3 domande sulla Mediazione On Line a Emanuele Pucci, AD di Teleskill Italia

Torno sull’argomento della mediazione on line perchè secondo me sarà il futuro di chi vuol fare mediazione.

Alle domande di mediazionetrapari ha risposto Emanuele Pucci.

Emanuele è un imprenditore laureato in Economia e Commercio. Ha conseguito master e specializzazioni in Qualità Aziendale, Controllo & Finanza, Formazione ed è dottore commercialista, iscritto all’albo. Nella sua carriera ha sempre unito attitudini gestionali e operative, ricoprendo ruoli di responsabilità in progetti dedicati al mercato della pubblica amministrazione. Tra le sue caratteristiche c’è la capacità di raggiungere traguardi ambiziosi in ambiti differenti: dal turismo alla finanza, dalla gestione documentale alla formazione, dall’innovazione tecnologica alla creazione di sistemi a valore aggiunto per le imprese. Dal 2007 ricopre la carica di CEO in Teleskill, società con sedi a Roma, Milano e Londra, un’azienda che oggi collabora con clienti di ogni dimensione in Italia e nel mondo. Emanuele Pucci crede fermamente nella comunicazione e nella condivisione del sapere ed è impegnato anche socialmente ricoprendo quest’anno la carica di Presidente del Rotary Club Roma “Leonardo Da Vinci”. Il suo motto: “Nihil difficile volenti” è un chiaro messaggio di determinazione e volontà di affrontare le sfide sempre più complesse e le opportunità meravigliose che oggi internet offre a persone e società.

D: Teleskill Mediazione On Line. Che cosa puoi dirci riguardo a questo progetto?

R: L’obbligatorietà della mediazione su settori importanti come i condomini e le assicurazioni, ha reso necessario lo sviluppo di una soluzione verticale per consentire alle parti contendenti di tentare di risolvere le proprie divergenze a distanza. Questa nostra innovazione evita, infatti, la contemporanea presenza delle parti contendenti e del mediatore, favorendo la realizzazione di mediazioni con in gioco valori, che non invogliano a spostamenti fisici.

 D: Quali sono i vantaggi immediati della Mediazione On Line?

 R: Mediazione On Line Teleskill consente un incontro virtuale tra il mediatore, che si posizionerà al centro, le parti ed eventualmente gli avvocati delle parti. Il sistema Teleskill, consente di completare il processo di mediazione con l’eventuale firma digitale delle parti del verbale di mediazione proposto. Il sistema si integra con le API (Application Program Interface) con tutti i software di gestione amministrativa utilizzati dagli enti, consentendo una gestione unica del processo ed un ingresso automatico degli attori in Single Sign On. Nel portale di gestione torneranno i tracciamenti delle presenze delle singole parti nelle singole stanze di mediazione.

Questo sistema permetterà di risolvere il problema fin qui verificatosi, ovvero quello del 65% delle mediazione non realizzate a causa dell’assenza delle parti.

 D: Ed è anche in linea con il nostro sistema normativo?

R: Certamente. Il sistema è stato progettato sulle norme tecniche emesse dal ministero di Giustizia. L’esecuzione della mediazione on-line riflette in modo assolutamente analogo il processo di mediazione presenziale, grazie alla possibilità del mediatore di effettuare incontri separati con le parti (ed eventualmente con i propri avvocati), caricare file come lettere, foto di danni o video, e visualizzarli in diretta.

Su www.teleskill.it trovate ulteriori dettagli.

 

INTERVISTA AL MOVIMENTO GIURISTI ITALIANI

Sapete ormai che la mia idea è quella che tutti possono diventare conciliatori e che trovo estremamente positiva l’apertura di questa professione a persone che arrivano da formazioni ed esperienze professionali diverse.
Fortunatamente non tutti la pensano come me!
C’è chi sostiene, in particolare, che la mediazione dovrebbe essere gestita soltanto da avvocati e per portare avanti questa idea ha costituito un movimento denominato Giuristi Italiani che ha gentilmente esposto il proprio punto di vista rispondendo alle domande di mediazione tra pari.

D: Cos’è il movimento giuristi italiani? perchè è nato?
R: Giuristi Italiani” è un neo-costituito sodalizio formato da avvocati e futuri avvocati di diversa provenienza, sorto sulla rete web ma ormai approdato anche nel mondo reale. In linea di principio, malgrado la recente pronuncia (tutt’altro che definitiva) del Tar del Lazio ed essendo potenzialmente favorevoli allo strumento in questione, ci poniamo in posizione mediana, tra chi vorrebbe la mediazione civile del tutto espunta dal nostro ordinamento e chi invece la ritiene, nell’attuale configurazione, un istituto già perfetto. Tuttavia, le nostre iniziative si caratterizzano per la preferenza accordata più al messaggio che ai messaggeri. Non è nostro obiettivo infatti rivendicare la paternità di concetti e idee ma, ritenendoli comunque validi, fare in modo che possano essere conosciuti da tutti. Il motivo di tale scelta è da individuarsi nella constatazione che, in questo periodo, parlare di mediazione civile con gli altri avvocati è come parlare di politica con una persona appena conosciuta: non si sa mai se ciò che si dice sia in linea con l’orientamento dell’interlocutore ed è altissimo il rischio di venire subito etichettati – e spesso bollati – per sempre al minimo azzardo di “sbilanciamento”.
Ad ogni buon conto, il messaggio che intendiamo diffondere si concretizza nel movimento “La mediazione civile agli avvocati”, vero e proprio mezzo, proposta e fine del nostro presente impegno.

D: Qual è l’obiettivo che vi prefiggete e come intendete perseguirlo?
R: Lo scopo che intendiamo perseguire è quello di fare in modo che la mediazione civile e commerciale sia svolta dalle sole categorie professionali in possesso delle effettive competenze per poterlo fare. In subordine, di far comprendere alla gente che, se intende sfruttare al meglio la possibilità di utilizzare strumenti stragiudiziali di composizione delle controversie, dovrebbe affidarsi soltanto a professionisti in grado di farlo sul serio. Non siamo contrari al fatto che la mediazione possa essere svolta anche da categorie diverse da quella forense. Un commercialista potrebbe essere un ottimo mediatore in una controversia che ha per oggetto un contratto bancario, come pure un ingegnere su una lite di carattere immobiliare-successorio. Però, non riteniamo sia possibile che gli stessi professionisti citati possano gestire, con altrettanta facilità ed efficacia, delle questioni riguardanti materie che non conoscono affatto. Senza contare, poi, tutti gli altri generici e assolutamente inadeguati requisiti attualmente richiesti dalla legge per ricoprire la figura del mediatore civile. Per tali ragioni, abbiamo ideato il movimento in parola facendo realizzare alcuni messaggi pubblicitari che hanno per destinatari principali le Istituzioni e i cittadini. Naturalmente, è evidente la necessità che l’iniziativa, per raggiungere i risultati auspicati, possa crescere e svilupparsi nel minor tempo possibile. A tal proposito, gli strumenti di promozione che utilizziamo sono stati già inviati anche a moltissimi Organi e Associazioni Forensi e presto si provvederà alla raccolta delle adesioni e al coinvolgimento dei professionisti interessati attraverso i social network più importanti.

D: Cosa rispondete a chi sostiene l’incompatibilità tra la professione di avvocato con quella di mediatore?
R: Unendoci alla numerosa schiera di coloro che ritengono la mediazione civile perfettibile, non possiamo non immaginare delle modifiche della disciplina che pongano l’avvocato al centro dell’istituto. In particolare, abbiamo letto diverse opinioni in merito alla possibilità di rendere questo strumento perfettamente compatibile con la professione forense. Ancor più nello specifico, riteniamo che la funzione di mediatore civile debba essere svolta dagli avvocati e che possa costituire anche il principio, se è il caso, di un successivo rapporto di assistenza. Non si tratta di ricorrere ad improbabili opere di “ingegneria legislativa”. Potrebbe essere sufficiente prevedere la possibilità, per un avvocato, di svolgere prima la funzione di mediatore civile e poi, nell’eventuale giudizio, quella di difensore di una delle parti. Magari, come sostenuto da alcuni, di quella parte che, in sede di mediazione, si era dimostrata intenzionata ad aderire alla proposta formulata dal mediatore. Per ottenere questo risultato, riteniamo sia possibile il ricorso a meccanismi che assicurino l'(iniziale) imparzialità del professionista e prevedano anche la (successiva) convenienza, per i clienti, di continuare ad avvalersi della sua opera

D: Come pensate reagiranno gli altri professionisti alle vostre proposte?
R: Negli ultimi anni, tutte le categorie professionali hanno cercato, in tema di mediazione civile, di “tirare acqua al proprio mulino”. La cosa è naturale: questo istituto permette loro di allargare moltissimo il proprio ambito di operatività. Paradossalmente, gli unici che sinora non si sono mossi (o meglio, si sono mossi spinti da una logica esclusivamente distruttiva) sono stati soltanto gli avvocati, ossia coloro che più di tutti hanno da perdere dal fatto che la mediazione possa essere svolta da altri professionisti e, diciamolo, da una riduzione del contenzioso. Tra l’altro, da quanto detto dal Presidente dell’Ordine dei Commercialisti nel corso dell’ultimo Convegno Nazionale sulla Mediazione Civile di Torino, si è appreso che già nel 2008 il Ministro Alfano chiese, alle categorie professionali interessate, un’opinione in merito e ancora non riusciamo a comprendere il motivo per il quale la categoria forense non si mosse per tempo accampando diritti e pretese sull’istituto. Siamo comunque fiduciosi nel fatto che, attraverso il nostro movimento e la diffusione di iniziative simili alla nostra, ogni categoria professionale arrivi perlomeno a fare un accurato auto-esame delle reali competenze possedute su ciascuna materia interessata dalla riforma e che, in fin dei conti, la gente sia in grado di individuare i professionisti che posseggono effettivamente tali cognizioni.

Se volete approfondire la conoscenza del movimento giuristi italiani , hanno una pagina su Facebook dedicata http://www.facebook.com/pages/La-mediazione-civile-agli-avvocati/138483646225066 e eventualmente potete contattarli a questo indirizzo e-mail (giuristi.italiani@libero.it).

Ecco le locandine che verranno distribuite dal movimento Giuristi Italiani: Locandina GIURISTI ITALIANI

Come sempre apprezzerò tutti i vostri commenti a riguardo. Cosa ne pensate? “La mediazione civile agli avvocati” può essere il futuro di questo istituto?

Intervista ad Anna Russo

Alle domande di mediazione tra pari oggi risponde RUSSO ANNA, responsabile dell´ Associazione Culturale VivInsieme.

D: Di cosa si occupa la Vostra Associazione?
R:  La nostra è un Associazione giovanissima, sino a questo momento ci siamo mossi con iniziative di incontro e di divulgazione, su vari temi, soprattutto a carattere locale (Bari e provincia). Uno dei nostri  scopi statutari principali, comunque, è quello di incentivare e di agevolare, per quanto possibile nel nostro piccolo e attraverso l’opera di divulgazione, la diffusione di temi e di strumenti che possano in qualche modo migliorare qualcosa che non va.

D: Perché avete pensato di occuparvi di mediazione civile?
R. Nello specifico, abbiamo individuato in questo istituto degli elementi di novità e di concretezza che potrebbero, sul serio, andare ad incidere positivamente sul modo di fare giustizia in Italia.
Allo stesso tempo, però, ci è sembrato di percepire l’esistenza di un grosso ostacolo alla sua corretta divulgazione ed introduzione. In pratica, su internet, giornali e tv, l’istituto è chiamato in maniere molto diverse. A parte i casi in cui vi è cattiva informazione, sembra quasi che uno dei modi più incisivi utilizzati dai detrattori della mediazione sia proprio quello di appellarla in cento modi fantasiosi allo scopo di minarne valore e credibilità.
Di qui il nostro impegno a cercare di “incanalare” l’opera di informazione svolta dai giornali tentando di evidenziare la necessità di chiamare il nuovo istituto col suo vero nome.
Naturalmente, la cosa è stata comunicata anche al Ministero della Giustizia ed al Ministro Alfano.

D: Come vi state muovendo per diffondere la cultura della mediazione civile?
R: Abbiamo fatto presente a diverse testate che il vero nome dell’istituto appena introdotto è indicato dall’Unione Europea e dal D.Lgs. n.28 del 2010, ossia “MEDIAZIONE FINALIZZATA ALLA RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE
CIVILI E COMMERCIALI”  (abbreviato in MEDIAZIONE CIVILE E COMMERCIALE oppure in MEDIAZIONE CIVILE, come fa anche il Ministero della Giustizia).
Se riferito all’attività svolta, quindi, il nome dell’istituto NON è e non può essere “conciliazione” (termine usato per individuare ben altri istituti, al di fuori dei quali ha valenza prettamente religiosa; tant’è che il D.Lgs. 28/2010 lo utilizza solo per individuare il risultato della mediazione) o “mediazione conciliativa” (scartato dall’Europa perchè troppo generico e non identificativo del tipo di controversie) oppure ancora “media conciliazione” (utilizzato spesso a scopo denigratorio, visto che sa tanto di concetto televisivo…).

D: Nel blog, io stessa, nonostante abbia fatto presente in diversi post l´importanza di utilizzare i termini corretti per gli addetti ai lavori, parlo indifferentemente di conciliazione e mediazione. Perché ritenete sia così importante la terminologia?
R: La differenza, ai fini della comprensione della riforma, è molto importante.
Infatti, la legge distingue espressamente l’attività (svolta dal mediatore) che consiste nel tentare di mettere d’accordo due persone (appunto la mediazione) dal suo semplice e auspicabile risultato (la conciliazione).
E’ quindi errato accennare o parlare tout court di “conciliazione”: questo termine indica soltanto un risultato che si può raggiungere oppure no.
Pertanto, al fine agevolare la divulgazione di strumenti (comunque
perfettibili) in grado di migliorare il funzionamento della Giustizia italiana, chiediamo di fornire le notizie su questa riforma indicando il nuovo istituto con il suo vero nome, ossia MEDIAZIONE CIVILE E COMMERCIALE.

Ringrazio per il tempo dedicatoci e per chi volesse approfondire le attività dell’Associazione Culturale VivInsieme può scrivere
all´indirizzo vivinsieme@libero.it

Intervista all’Avv. Giuseppe Briganti

Alle domande di mediazione tra pari, ha risposto GIUSEPPE BRIGANTI, avvocato e conciliatore professionista, che cura il sito giuridico www.iusreporter.it.

D:Come cambia il lavoro dell’avvocato con l’introduzione della legge sulla mediazione?
R: A mio parere, l’avvocato dovrebbe cogliere l’occasione per appropriarsi di questo nuovo strumento  e del nuovo ruolo che la mediazione richiede al professionista come consulente delle parti. Un ruolo certamente diverso rispetto a quello cui si è abituati in tribunale, ma che può contribuire a offrire al cliente una valida soluzione al proprio problema legale.
Sui possibili nuovi ruoli dell’avvocato ho scritto nel 2008 un articolo (“Avvocato non solo “guerriero”: altri approcci possibili per un avvocato “multidimensionale”) pubblicato qui

D: Come  spiega la conciliazione ai suoi clienti?
R:Cerco di evidenziare le caratteristiche che la distinguono dal processo e presentarne i vantaggi, soprattutto in termini di tempi, costi, possibilità di essere davvero ascoltati e di elaborare soluzioni che consentano a entrambe le parti di uscire vincitrici dallo scontro.
D’altra parte, non tutte le controversie si prestano a una soluzione conciliativa e anche in quel caso espongo il mio parere.

D:La legge attribuisce un ruolo essenziale all’avvocato  nella diffusione della cultura della conciliazione. Come farebbe per far cambiare la cultura del “mi faccia causa” a quella del “conciliamo”?
R:Penso che un cambiamento culturale di questa portata richieda tempo. La pratica e la diffusione della mediazione, con i risultati che credo porteranno, saranno già motivo di mutamento di prospettiva.
Da questo punto di vista, la tanto osteggiata obbligatorietà per alcune materie del previo ricorso alla mediazione penso sia un passo necessario. Ma credo anche che, una volta affermatasi la cultura della mediazione, dovrebbe tornarsi alla sua volontarietà, trattandosi di una caratteristica propria di questo strumento.

D: Conciliare conviene ma non è sempre possibile. Per la sua esperienza, le persone che si rivolgono all’avvocato sono disposte a conciliare o è già troppo tardi?
R: Dipende dalle persone, e dipende dalle caratteristiche della controversia.
Di fronte all’alternativa offerta dall’attuale sistema giudiziario, credo che in ogni caso chiunque abbia avuto esperienza di un contenzioso in tribunale lasci aperto uno spiraglio per una soluzione bonaria.

D: Lei  è avvocato e conciliatore professionista. C’è un conflitto di interessi? Perchè?
R:Opero in due ruoli diversi.
Quando assisto un cliente come avvocato perseguo obiettivi (il miglior risultato possibile per il mio assistito) diversi rispetto a quelli che perseguo invece come conciliatore, terzo neutrale (facilitare il negoziato tra le parti e aiutarle a trovare la miglior soluzione possibile per entrambe).
Salvi naturalmente i casi di incompatibilità, per esempio per pregressi rapporti con una delle parti che poi richiedono la conciliazione, non credo dunque vi sia conflitto di interessi.

Ringrazio l’avvocato Briganti per il tempo che ci ha dedicato.

Vi suggerisco caldamente di scaricare l’utilissima guida online gratuita sulla mediazione civile dell’avv. Brigante sul sito www.guidamediazionecivile.it

Intervista ad Alessandra Sgubini

Alle domande di Mediazionetrapari ha risposto l’Avv. ALESSANDRA SGUBINI, fondatrice della Bridge Mediation L.L.C

D: Un prete mi ha detto che a un extraterrestre spiegherebbe cos’è la fede portandolo in uno stadio. Lei come spiegherebbe a questo extraterrestre la conciliazione?

R: Io personalmente mostrerei un Ponte. Il ponte rappresenta il continuo movimento degli eventi e delle persone. Il Ponte serve per passare da un posto all’altro; permette di raggiungere varie mete che sembrano molto lontane; unisce due punti.

D: Tre mosse per far cambiare la cultura del “mi faccia causa” alla cultura del “conciliamo”?

R: Io inviterei le persone: 1. A sedersi e non parlare; 2. A sedersi e ascoltare le conseguenze delle proprie azioni, 3. A sedersi e fare l’analisi dei costi, danni economici e conseguenze emotive. Io credo che la conciliazione sia in grado di mettere le persone di fronte alle proprie responsabilità e quindi capire che ognuno di noi ha il potere di decidere quali siano le conseguenze e se siamo in grado di gestirle.

D: Ci racconta il suo primo incontro con la conciliazione? E’ stato amore a prima vista o si è innamorata dopo averla conosciuta meglio?

R: E’ stato amore a prima vista. Ho capito che la mediazione era un modo efficace di risolvere le controversie nel rispetto della volontà delle parti. Ho iniziato a conoscere e studiare la mediazione, le tecniche di mediazione e negoziazione internazionale 10 anni fa negli Stati Uniti a San Diego in California. Durante il mio primo corso di studi in Business Internazionale e poi durante il Master in diritto internazionale alla California Western School of Law con specializzazione mediazione ho iniziato a mettere le basi per svolgere il mestiere del mediatore e del negoziatore che oggi svolgo a livello internazionale (Attualmente vivo e gestisco la sede principale dei Bridge Mediation dividendomi con periodi in cui sono a Milano lavorando nella sede italiana e a Barcellona lavorando nella sede spagnola).

D: La Bridge Mediation si rivolge principalmente agli imprenditori. Come reagiscono gli imprenditori taliani quando si parla di mediazione? Ci sono delle differenze con gli altri imprenditori europei e quelli americani?

R: Negli anni scorsi l’istituto della mediazione non era conosciuto. Le cose però sono cambiate tanto negli ultimi due anni dopo il riconoscimento dell’istituto della mediazione e della figura del mediatore dal legislatore europeo e italiano. Oggi, gli imprenditori si stanno rendendo conto come sia meglio collaborare e raggiungere un accordo con l’aiuto di un terzo neutrale e avere un ruolo attivo nella decisione finale piuttosto che mettersi nelle mani di un giudice e di un procedimento che non prende assolutamente in considerazione i veri interessi e bisogni se non la legge.  Sia gli imprenditori italiani che americani si rendono conto dei benefici economici e per questo sempre più si introducono clausole di mediazione nei contratti nazionali e internazionali per risolvere possibile e future controversie che potrebbero sorgere in relazione all’esecuzione del contratto.
Credo la mediazione sia un istituto che permette alle persone di essere responsabili per le loro decisioni e delle varie conseguenze.

D: Vista la Sua esperienza internazionale, con l’introduzione della legge sulla mediazione civile, l’Italia è pronta a conciliare?

R: Si, ritengo che l’Italia sia pronta alla conciliazione anche se si deve aver pazienza e seguire i ritmi italiani. Credo che il mondo e includo l’Italia abbiano bisogno di due cose: avere speranza e credere nell’alternativa che ci sia una strada per risolvere i problemi. La mediazione offre entrambe le cose.

D: Lei ha “scoperto” i metodi alternativi di risoluzione delle controversie in America. Ha avuto modo di conoscere anche la peer mediation? Cosa ne pensa?

R: Sì, conosco la peer mediation. Per anni ho collaborato con un’organizzazione che promuoveva la peer mediation nella scuole pubbliche a San Diego. La cosa che posso dire è che è interessante vedere come sia da bambini si possono rilevare le caratteristiche del mediatore (neutralità, imparzialità e aprire il dialogo tra altri essere umani). Presentando il procedimento di mediazione e alcune tecniche base si può osservare come molti siano aperti alla collaborazione e trovare un accordo che soddisfi tutti. C’è una apertura nel trovare un punto di incontro perché sanno che devono condividere un anno di scuola insieme e pensano alle conseguenze.

Grazie ad Alessandra Sgubini per il suo intervento e vi consiglio di visitare il sito della Bridge Mediation se desiderate approfondirne l’ attività e i servizi!
www.bridge-mediation.com

 

Intervista a Rossella Vollaro

Le interviste tra gli esperti di conciliazione continuano…

Ecco le risposte di ROSSELLA VOLLARO, conciliatore e socio A.s.a.c.

D: Cosa significa essere conciliatore? Perchè hai scelto di diventare conciliatore?

R: Quando ho scoperto il mondo della conciliazione mi ha affascinato immediatamente. Mi è sembrato il vero e proprio uovo di colombo.
In uno dei primi incontri a cui ho partecipato, alla camera di Commercio di Monza, mi aveva colpito moltissimo l’intervento di un personaggio di spicco del settore, ebreo, che aveva chiesto alla platea quale fosse stato il primo tentativo di conciliazione della storia.
Ebbene, dopo un pò di suspence,  la risposta esatta era stata : Ama il tuo prossimo come te stesso.
Le parole di Gesù!
Capisci anche tu che detto da un ebreo hanno avuto davvero un impatto incredibile!
Credo che la forza della conciliazione stia proprio nella semplicità.
E’ la semplicità di riconoscere all’altro la nostra stessa dignità e di essere per questo disposto ad accogliere anche la sua verità.
Trovo magico l’approccio e le conseguenze positive davvero universali, oltre che nella società e in tutte le sue espressioni materiali, soprattutto nella struttura stessa dell’Uomo.
Essere conciliatore significa cercare di far scoprire alle persone un’altra possibilità, che è quella dell’andare incontro, dell’andare verso l’altro, di comprenderne le ragioni , accoglierlo, per essere di conseguenza accolti. Significa riconoscere nell’uomo la sua natura migliore e fare di tutto per farla emergere.
Non c’è più giusto e sbagliato, non c’è più una sola verità, come il sistema giuridico impone, ma una situazione complessa in cui desideri, speranze, fatiche, bisogni di più individui si sono intersecati e devono trovare un compromesso al fine di salvaguardare la relazione, oltre che trovare una soluzione accettata al conflitto. Già , perchè a mio parere alla base di tutto c’è proprio la salvaguardia della relazione
E’ per questo che ho scelto di diventare conciliatore perchè credo profondamente che sia la strada della consapevolezza dell’Uomo.

D: Come spieghi il lavoro che fai alle tue bambine?

R: Le mie bambine la conciliazione la vivono attraverso le rappacificazioni che io e mio marito facciamo dopo liti furibonde, il modo che abbiamo trovato di venirci incontro facendo reciproche concessioni. La vivono quando le prego di sentire su di sè il dolore che possono arrecare agli altri con alcuni loro atteggiamenti. O quando chiedo loro di indagare le ragioni di una lite con una compagna per trovare insieme una soluzione al conflitto, invece che non guardarla più in faccia.

D: Dopo l’introduzione della legge sulla mediazione, secondo te, che cosa determinerà il successo o il fallimento della nuova mediazione civile?

R: La nuova legge avrà successo a mio parere solo se ci sarà una suddivisione dei ruoli per impedire conflitti di interesse, per esempio l’avvocato, che è abitualmente chiamato dalle parti in conflitto, se potrà porsi sia come conciliatore sia come avvocato, lascerà il dubbio che la valutazione della strada da seguire sia stata fatta soggettivamente e non oggettivamente. E questo non va nell’interesse dei clienti. Ci deve essere chiarezza: chi va dal conciliatore ha fatto una scelta chiara e il conciliatore non deve essere nella possibilità, se la conciliazione andasse male, di proporre una causa lasciando il dubbio che la conciliazione non sia stata portata avanti con la giusta diligenza.

Grazie a Rossella per il suo prezioso contributo.

Se desiderate approfondire le attività dell’ Associazione per lo sviluppo delle Agenzie di Conciliazione andate su www.asac-agenzie.it

Intervista a Nicola Giudice

Alle domande di mediazione tra pari ha risposto
NICOLA GIUDICE, Responsabile del Servizio di Conciliazione della Camera Arbitrale di Milano

D: Un prete mi ha detto che a un extraterrestre spiegherebbe cos’é la fede portandolo in uno stadio. Lei come spiegherebbe a questo extraterrestre la conciliazione?
 
R: Prima lo accompagnerei ad un incrocio con semaforo per fargli vedere le code di auto ferme, poi farei lo stesso davanti ad una rotonda, dove il traffico scorre in modo fluido e tutti riescono a trovare più facilmente il modo di passare senza doversi necessariamente fermare. (La metafora l’ho ascoltata da Tiziana Fragomeni e mi sembra efficace).

D: Tre mosse per far cambiare la cultura del “mi faccia causa” alla cultura del “conciliamo”?
 
R: 1) tanta informazione, per far sapere che esiste la conciliazione
2) tanti seminari ed incontri per far vedere come funziona
3) fare tutto quanto precede fin dalle scuole elementari

D: Ci racconta il suo primo incontro con la conciliazione? E’ stato amore a prima vista o si è innamorato dopo averla conosciuta meglio?
 
R: Ero scettico come molti, ho impiegato anni per conoscerla e ancora oggi cerco di mantenere un sano spirito critico. La conciliazione è utile ma non può essere confusa come la soluzione a tutti i problemi.

D: La conciliazione fa risparmiare tempo e soldi, ma funziona?

R: Funziona, se solo si pensa che circa l’80% degli incontri si conclude con un accordo. E funziona perchè il tasso di soddisfazione delle parti è sempre altissimo. I dati che porto sono del Servizio di conciliazione della Camera Arbitrale di Milano ma trovano riscontro in molte altre esperienza in Italia e all’estero.

Grazie per il prezioso contributo!