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Il gioco dell’anno? La mediazione!

Il gioco dell’anno? La mediazione!

Insegna ai tuoi figli e ai tuoi studenti a gestire i conflitti con serenità!
Il gioco della mediazione è un Ebook per genitori ed insegnanti che desiderano divertirsi con i propri figli e studenti insegnandogli come attraversare i conflitti con serenità.

Ne Il gioco della mediazione troverete i segreti e le strategie per insegnare ai più giovani come gestire e risolvere positivamente i propri conflitti sviluppando le abilità della comunicazione efficace, PNL e del problem solving utilizzando le tecniche proprie della mediazione.

Un Ebook innovativo e attuale ricco di giochi divertenti, role play coinvolgenti, suggerimenti pratici che permetteranno anche ai più giovani di non trovarsi impreparati al nuovo scenario di risoluzione delle controversie che si sta affacciando nel nostro Paese con l’introduzione della legge sulla mediazione civile -in vigore dal marzo 2011- e di diventare i protagonisti del loro domani.

Il  mediatore civile diverrà una delle professioni del futuro e voi potreste aiutare i vostri ragazzi a trovare la loro strada professionale passando dal gioco..alla realtà!

Un libro scritto da una mamma, conciliatore professionista, avvocato per raccontare come il regalo più bello che possiamo fare ai nostri ragazzi è educarli a risolvere i problemi da sé, rendendoli consapevoli che dentro di loro hanno tutte le risorse per affrontare e attraversare i conflitti di tutti i giorni e di tutta la vita, aiutandoli a vivere in maniera più felice e pacifica.

Il gioco della mediazione edito da Bruno Editore, è disponibile da oggi, in offerta lancio a 7,99 euro.

Clicca sulla copertina per acquistare la tua copia!

Le caratteristiche del mediatore

Ho spiegato cosa sia la mediazione tra pari e l’importanza di insegnare ai bambini e ragazzi la mediazione come metodo per risolvere le proprie controversie.

Vi ho illustrato quali possono essere i diversi ruoli del genitore-educatore che vuole insegnare a mediare e abbiamo iniziato a vedere qualche piccolo esercizio-gioco per iniziare a mediare.

A mio parere il miglior insegnamento è l’esempio pratico.

Prima di insegnare a mediare, dovete voi stessi essere mediatori. Insomma, dovete dare il buon esempio!

Ma quali sono le caratteristiche di un mediatore o un conciliatore? 

  • NEUTRALE : non prende le parti di nessuno nella disputa e non ha interessi personali nella disputa
  • OTTIMO ASCOLTATORE: è attento non solo alle parole ma anche al linguaggio del corpo e ai messaggi che le parti mandano con i loro atteggiamenti
  • EMPATICO: riesce a mettere le parti a proprio agio e gli fa sentire che le comprende; è realmente impegnato ad aiutare le parti a trovare una soluzione
  • PROFESSIONALE: prende le parti sul serio, rispetta le parti, si prepara
  • CREATIVO: aiuta le parti a fare il brainstorming per trovare più soluzioni alternative alle loro parti
  • PERSUASIVO:  è abile nel persuadere la parti a essere flessibili e a raggiungere un compromesso
  • PAZIENTE : segue le parti con l’intento di trovare una soluzione dall’inizio della disputa ed è disposto a riascoltarle più volte
  • FLESSIBILE: è abile nell’adattare le tecniche e i processi di mediazione, negoziazione e comunicazione efficace a seconda dei bisogni delle parti.

Avete queste caratteristiche? Volete sviluppare queste abilità?

Volete insegnarle ai vostri figli?

Mediazione tra pari e i segnali del bullismo

Vi ho presentato la mediazione tra pari può essere una soluzione preventiva al fenomeno del bullismo.

Spesso ci domandiamo cosa possiamo fare per fronteggiare questo pericoloso fenomeno fortemente diffuso in questi anni, anche tra i bambini più piccoli.

Ogni volta che sentiamo una notizia al tg ci indigniamo e ci preoccupiamo.

Molti bambini, specialmente maschi o i più grandicelli, non raccontano ai genitori o a un adulto di essere stati vittime di atti di bullismo.

E’ importante che gli adulti siano vigilanti sui possibili segnali che il bambino che ha subito atti di bullismo :

  • Torna a casa indeciso preoccupato, o dimentica vestiti o libri o altri oggetti a scuola;
  • Ha inaspettati tagli, bruciature, lividi
  • Ha pochi o nessun amico con cui passare il tempo
  • Sembra preoccupato di andare a scuola a piedi o a prendere l’autobus e fa strade illogiche
  • Perde appetito
  • Fatica a dormire
  • Sembra depresso, perde interesse per la scuola, i compiti

 Se si verificano queste circostanze non è detto che il bambino sia vittima di bullismo.

La cosa più importante è parlare con il bambino.

Fate domande dirette:

  • Sono preoccupata per te. Ci sono dei bambini a scuola che ti picchiano e ti insultano?
  • C’è qualche bambino a scuola che ti provoca in qualche modo?
  • C’è qualche bambino a scuola che ti allontana o ti esclude?

Fate domande indirette:

  • Hai qualche amico speciale quest’anno a scuola? Chi sono? Cosa fate insieme?
  • Con chi ti siedi in mensa? Con chi ti siedi sul bus?
  • C’è qualcuno a scuola che davvero non ti piace? Perché?

 Se avete preoccupazioni parlatene con gli insegnanti a scuola.

Prendete informazioni su come si comporta in classe, durante l’intervallo e chi frequenta e confrontatele con quanto vi ha detto.

 Capire in quale situazione realmente vive il bambino o il ragazzo e i suoi stati d’animo non è semplice, ma è assolutamente necessario per insegnargli a gestire i suoi conflitti, a partire da quelli più banali alle situazioni più gravi come quella del bullismo.

Il ruolo dell’educatore nella mediazione tra pari

Mi sono già soffermata in altri post su cosa sia la mediazione tra pari e perché sia importante insegnare ai nostri figli le tecniche della mediazione.

Insegnare a mediare non è difficile, né faticoso, anzi, in alcuni casi può essere un momento di gioco e di divertimento da condividere insieme, ad esempio proponendo alcuni esercizi di problem solving o di pensiero laterale prendendo spunto da un cartone animato, una notizia del tg, un fatto successo a scuola.

Vorrei prendere in considerazione il vostro ruolo di educatori nella risoluzione dei conflitti tra pari.

Potete rivestire diversi ruoli:

  • arbitro: dopo aver sentito i ragazzi coinvolti, dite loro quale è la soluzione migliore da adottare;
  • mediatore: aiutate i ragazzi a trovare e creare una soluzione alla loro disputa
  • coach: ascoltate le rimostranze di un ragazzo nei confronti dell’altro e lo aiutate a utilizzare il modello di risoluzione positiva delle controversie.

Vi faccio un esempio pratico.

Prima di tutto, tenete presente che sono sempre tre le fasi per la gestione positiva di un conflitto:

  1. preparare per la cooperazione: “se ci mettiamo tutti d’impegno, sono sicuro che troveremo una soluzione soddisfacente per tutti”
  2. Identificate gli interessi e i bisogni delle parti: “ che cosa vuoi? Cosa pensi di questa situazione?”
  3. Trovare soluzioni creative: “ pensiamo in quanti modi potremmo risolvere questa situazione”

 

Non c’è sicuramente bisogno che vi faccio esempi sul ruolo dell’educatore come arbitro, in quanto, purtroppo, è quello in cui vi trovate più frequentemente. Sembra quello più immediato e meno impegnativo per risolvere le questioni tra ragazzi, in realtà, se proverete un approccio differente, ne apprezzerete in breve tempo i vantaggi sia per voi che non dovrete più essere coinvolti nei litigi, sia per i ragazzi che acquisiranno abilità sociali e relazionali oltre che indipendenza e autostima per essere in grado di risolvere da sé i propri problemi.

 Ecco un esempio del ruolo dell’educatore come coach.

Anna viene da voi e vi dice che Lucia non la fa giocare.

  1. preparare per la cooperazione: “ se ne parliamo insieme sono sicura che troveremo una soluzione per cui tu e Lucia sarete entrambe contente”
  2. identificare gli interessi e i bisogni delle parti:

       “ Anna dimmi che cosa ti piacerebbe”

       “Voglio giocare con Lucia ma quando glielo ho chiesto mi ha risposto di no”

       “ Dunque vorresti qualcuno con cui giocare e tra le persone con cui ti piacerebbe   giocare c’è Lucia?”

Anna non risponde

“ Cosa pensi del fatto che Lucia non vuole giocare con te in questo momento?”

Anna non risponde

“ C’è altro che tu vorresti?”

“Sono triste che nessuno voglia giocare con me, non ho nessun amico”

“Allora vorresti avere degli amici che giocano con te e sei triste perché non hai amici”

3. Trovare soluzioni creative:

“ Pensa a tre modi in cui risolvere il tuo problema”

“ Potresti dirmi i nomi di tre bambini con cui vorresti giocare”

“ Potresti fare un giro e vedere i diversi giochi che i bambini stanno facendo e scegliere il gioco che ti piace di più e chiedere se ti fanno giocare”.

Ecco lo stesso esempio ma con l’educatore nel ruolo del mediatore.

  1. preparare per la cooperazione: “ Lucia, Anna mi ha detto che c’è un problema per giocare insieme. Mi piacerebbe parlarne insieme perché sono sicura che troveremo una soluzione che vi farà contente entrambe”
  2. identificare gli interessi delle parti: “ Anna prova a dire a Lucia cosa vuoi e cosa pensi”

  Anna: “ Voglio giocare con te e sono triste perché non vuoi giocare con me e perché     nessun bambino vuole giocare con me”

“ Lucia, di ad Anna cosa pensi”

Lucia: “ voglio giocare con i miei amici ma quando Anna gioca con noi vuole fare il capo e se non glielo facciamo fare, mette il broncio”

“ Dunque entrambe volete degli amici con cui giocare. Anna in particolare vuole che Lucia sia sua amica e Lucia è triste perché se Anna gioca con lei vuole fare sempre il capo”

 3. Trovare soluzioni creative: “Pensate a tre modi in cui risolvere questa situazione”

 Lucia: “ potremmo dare ad Anna un’altra possibilità di giocare con noi se ci dimostra di non voler fare il capo”

Anna: “ Prometto di non fare il capo quando gioco con voi”

“Anna, potreste tu e Lucia avere un segnale segreto che lei ti fa per farti capire che stai iniziando a comportarti come un capo in modo tale che così puoi continuare a giocare con gli altri senza fare il capo”

Cosa ne pensate? Potete sperimentare questi nuovi approcci alla risoluzione dei conflitti?

Vi faccio presente che entrambi le situazioni non sono durate più di due minuti d’orologio!

LA MEDIAZIONE TRA PARI COME PREVENZIONE AL FENOMENO DEL BULLISMO

La peer education è un metodo educativo in base al quale si attiva un processo naturale di passaggio di conoscenze, di emozioni e di esperienze da parte di alcuni membri di un gruppo ad altri membri di pari status.

In pratica, con  questo approccio educativo, gli allievi diventano soggetti attivi della propria formazione, non più solo recettori di contenuti, valori, esperienze trasferite dall’educatore. Questo avviene attraverso il confronto, lo scambio di punti di vista, il lavoro di ricostruzione dei problemi e di ricerca delle possibili soluzioni.

Ragazzi che insegnano ad altri ragazzi. Ragazzi che trasferiscono le proprie esperienze ad altri ragazzi.

Credo che per poter affrontare il fenomeno delle prepotenze a scuola  la strategia più adatta per cercare di prevenire e controllare i comportamenti a rischio fra gli adolescenti sia la peer education.

Proprio in questo contesto si inserisce la mediazione tra pari: ragazzi che aiutano altri ragazzi a risolvere i propri conflitti, senza l’intervento di adulti e prevenendo lo sfociare di situazioni di disagio in comportamenti violenti.

 

E’ una strategia educativa particolarmente sviluppata nei paesi anglosassoni, con programmi ad hoc che mirano prima di tutto all’educazione alla salute e alla

prevenzione di situazioni di disagio.

Mira a potenziare lo sviluppo delle competenze psicosociali attraverso il coinvolgimento e l’attivazione delle risorse del gruppo dei pari

E’ utilizzata efficacemente anche nella prevenzione del bullismo: l’intervento dei coetanei – piuttosto che degli adulti – riduce il rischio di indebolire ulteriormente la

posizione della vittima e di rafforzare le caratteristiche di ruolo di “bullo” e “vittima”.

PROGETTO PER LE SCUOLE: ATTRAVERSARE I CONFLITTI

“La pace non può essere mantenuta

con la forza, può essere solo

raggiunta con la comprensione”

Albert Einstein

 

ATTRAVERSARE I CONFLITTI

– La mediazione tra pari-

PROGETTO PER UNA CULTURA DELLA LEGALITA’

 

 

DESTINATARI

Studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado.

Adulti, genitori e insegnanti.

PRESENTAZIONE                          

Il conflitto è inevitabile.

E’ un elemento costitutivo dell’interazione umana.

Ogni giorno tutti noi, adulti, ragazzi, bambini, a scuola, al lavoro, tra le mura di casa, ci imbattiamo in differenza di opinioni, desideri diversi ed interessi contrastanti.

Ne usciamo come possiamo… a volta vincenti, altre perdenti… alcune volte giriamo le spalle e prendiamo un’altra strada oppure fingiamo che non ci sia nessun problema.

Venir fuori da un conflitto non è cosa facile. Non lo è per noi adulti e tanto meno lo è per i nostri figli, i nostri studenti.

La migliore via d’uscita di un conflitto è “attraverso”.

Questo è un percorso che insegna ai bambini, ai ragazzi, ai genitori, agli insegnanti ad attraversare i conflitti e affrontarli positivamente trasformandoli in opportunità per conoscere di più se stessi e gli altri attraverso l’utilizzo delle tecniche di mediazione.

La giustizia ha sempre avuto due volti: uno formale e impositivo, uno consensuale ed equitativo.

Per consuetudine, siamo stati abituati a gestire le nostre controversie seguendo le “vie legali”, risolvendo il conflitto con l’affannosa ricerca della nostra ragione e del torto altrui nelle sedi dei tribunali. Tale cultura ci ha sempre spinto a considerare la soluzione del conflitto come ottenimento della vittoria sulla controparte, allontanandoci definitivamente da quest’ultima, per poi ottenere un giudicato non sempre soddisfacente i nostri interessi.

In un momento di forte crisi della giustizia tradizionale, è necessario più che mai promuovere una cultura che si basi sull’altro volto della giustizia.

Risolvere le controversie negoziando con la controparte alla presenza di un terzo è una grande opportunità per giungere ad una soluzione più soddisfacente , salvaguardando la relazione tra le parti con l’auspicio di un miglioramento per il futuro.

Insegnare ai bambini e ai ragazzi a risolvere i propri conflitti attraverso il metodo conciliativo li aiuterà a vivere in maniera più felice e pacifica.

Promuovere una cultura della mediazione e della convivenza nella scuola significa prevenire la violenza scolastica, affrontare i litigi e le dispute verbali, le derisioni e le umiliazioni tra compagni, i problemi di violenza e di bullismo, le difficoltà di relazione tra insegnanti e ragazzi, le difficoltà di rapporto tra insegnanti e genitori, attraverso l’apprendimento di strategie e abilità necessarie a mediare e risolvere i conflitti.

Gli insegnati spesso sono posti di fronte alla necessità di risolvere i conflitti tra studenti e non è così semplice assumere una posizione.

Apprendendo le tecniche della mediazione i ragazzi possono risolvere le dispute senza arrivare alla violenza e senza il coinvolgimento diretto degli adulti.

Inoltre, l’abilità e il successo nella soluzione dei problemi, oltre a diminuire lo stato di disagio accresce la competenza, autoefficacia e autocontrollo emozionale, migliorando l’autostima.

 

OBIETTIVI

  • Sostenere la crescita dell’individuo, fornendo un’alternativa all’autorevolezza insegnando la trasmissione, lo scambio e la condivisione di informazione, valori ed esperienze tra persone della stessa età.
  • Favorire la comunicazione efficace per relazionarsi in modo più positivo con se stessi e gli altri riconoscendo le emozioni, comunicando gli stati d’animo
  • Sviluppare le capacità di gestire e di risolvere i conflitti attraverso il problem solving, una tecnica utile per sapere come reagire ai problemi e affrontarli tenendo conto di tutte le alternative possibili consentendo di giungere ad una soluzione attraverso la mediazione.
  • Potenziare le abilità e le capacità necessarie per affrontare la vita che non sempre sono percepite come materia d’insegnamento quali l’autoefficacia, l’efficacia collettiva, il senso di responsabilità, l’autonomia, la comunicazione efficace, la gestione dei contrasti, delle frustrazioni, dello stress

 

METODOLOGIA

Il metodo utilizzato è prevalentemente esperenziale. Verranno utilizzate le tecniche di brain strorming, i role play, le drammatizzazioni e i giochi interattivi proprio per favorire la comunicazione e cooperazione all’interno del gruppo.

Gli strumenti verrano adattati all’età dei destinatari.

 

TEMPI E MODI DI REALIZZAZIONE

 

Il progetto si articola in cinque Step

 

PRIMA FASE: creare un ambiente cooperativo

SECONDA FASE: insegnare agli studenti la natura del conflitto

TERZA FASE: insegnare le procedure negoziali di problem solving per raggiungere un accordo

QUARTA FASE: insegnare come mediare i conflitti tra compagni di scuola

QUINTA FASE: creare e  implementare un programma scolastico di mediazione

I

Il tempo da dedicare al progetto può variare da un minimo di 15 ore a un massimo di 30 ore a seconda degli interlocutori, da distribuirsi sui cinque moduli.

Lo spazio per la realizzazione dovrà essere un’aula dove sia possibile utilizzare il proiettore, servirsi di una lavagna con fogli, spostare le sedie.

 

COSTI

Rimborso spese esperti e materiali per complessive € 30 + iva  all’ora.

AMPLIAMENTO DEL PROGETTO

Si potranno realizzare delle sessioni integrative per lo sviluppo delle tecniche di comunicazione efficace e delle tecniche di problem solving.

Si seguirà la realizzazione di un programma di mediazione scolastica con l’istituzione di un team di mediatori e un coordinatore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PERCHE’ INSEGNARE A MEDIARE

Il conflitto è inevitabile.

E’ un elemento costitutivo dell’interazione umana.

Ogni giorno tutti noi, adulti, ragazzi, bambini, a scuola, al lavoro, tra le mura di casa, ci imbattiamo in differenza di opinioni, desideri diversi ed interessi contrastanti.

Ne usciamo come possiamo…a volta vincenti, altre perdenti…alcune volte giriamo le spalle e prendiamo un’altra strada oppure fingiamo che non ci sia nessun problema.

Venir fuori da un conflitto non è cosa facile. Non lo è per noi adulti e tanto meno lo è per i nostri figli, i nostri studenti.

La migliore via d’uscita di un conflitto è “attraverso”.

Con il mio libro desidero aiutare genitori, insegnanti, educatori ad insegnare ai bambini e ai ragazzi ad attraversare i conflitti e affrontarli positivamente trasformandoli in opportunità per conoscere di più se stessi e gli altri attraverso l’utilizzo delle tecniche di mediazione.

La giustizia ha sempre avuto due volti: uno autoritario e uno consensuale.

Per consuetudine, siamo stati abituati a gestire le nostre controversie seguendo le “vie legali”, risolvendo il conflitto con l’affannosa ricerca della nostra ragione e del torto altrui nelle sedi dei tribunali. Tale cultura ci ha sempre spinto a considerare la soluzione del conflitto come ottenimento della vittoria sulla controparte, allontanandoci definitivamente da quest’ultima.

In un momento di forte crisi della giustizia tradizionale, è necessario più che mai promuovere una cultura che si basi sull’altro volto della giustizia.

Risolvere le controversie negoziando con la controparte alla presenza di un terzo è una grande opportunità per giungere ad una soluzione più soddisfacente, salvaguardando la relazione tra le parti con l’auspicio di un miglioramento per il futuro.

Il futuro sono i nostri bambini, i nostri ragazzi. Insegnare loro a risolvere i propri conflitti attraverso il metodo conciliativo li aiuterà a vivere in maniera più felice e pacifica.

Gli insegnanti e gli educatori in generale sono spesso posti di fronte alla necessità di risolvere conflitti tra studenti.

I genitori, allo stesso, modo si trovano coinvolti nei litigi tra fratelli, tra i propri figli e compagni di scuola, e non è così semplice assumere una posizione.

Apprendendo le tecniche della mediazione e di risoluzione positiva dei conflitti i ragazzi possono risolvere le dispute senza arrivare alla violenza e senza il coinvolgimento diretto degli adulti.