REINTRODOTTA LA MEDIAZIONE OBBLIGATORIA


Il 15 giugno, il consiglio dei ministri ha varato il c.d. “Decreto del fare” che contiene disposizioni per il ripristino della mediazione obbligatoria.

Si tratta di una delle misure che dovrebbero aiutare il paese a uscire dalla crisi consentendo un taglio dei processi di circa un milione nei prossimi cinque anni.

Il premier sottolinea che le norme sono in linea con le esigenze europee discusse con Barroso!

Finalmente qualcosa pere muoversi?

Ecco le novità previste dal decreto:

– PREVISTO UN PRIMO INCONTRO DI PROGRAMMAZIONE A COSTI RIDOTTI

– SONO REINTRODOTTE SANZIONI PER CHI E’ ASSENTE SENZA GIUSTIFICATO MOTIVO

– GLI AVVOCATI SONO CONSIDERATI MEDIATORI DI DIRITTO.

Cosa ne pensate??

Ecco il decreto fare  che riguarda la mediazione .

3 risposte a “REINTRODOTTA LA MEDIAZIONE OBBLIGATORIA

  1. ….direi che visto che sono considerati di diritto mediatori e se si vuole lanciare l’istituto della mediazione senza limiti o condizioni, bisogna che diano agli avvocati anche la possibilità di poter condurre gli incontri di mediazione, senza problemi di conflittualità, nei propri studi legali. Faccio l’avvocato e anche il mediatore, optando per la prima professione, trovo che poter fare le mediazioni nel mio studio, assistendo le mie parti, possa essere una gran cosa, che ne faciliterebbe non poco la diffusione.

  2. Sono mediatore ma non avvocato ma ritengo comunque giusto che sia assegnato agli avvocati il ruolo che gli spetta all’interno del procedimento di mediazione. In prima istanza era stato effettivamente eccessivo l’allargamento a tutte le competenze, anche improvvisate. Ora però mi chiedo: poichè avevo presentato domanda di iscrizione a più Organismi e non ho mai saputo nulla di ufficiale quanto all’esito della stessa, che fare? E quanto agli aggiornamenti…ridicoli incontri volti solo ad intascare ulteriori 150 euro c.a., ora è il caso di farli? Grazie per qualche delucidazione.

  3. Se ce la concedete … “la parola ai mediatori che NON sono avvocati”.

    Moltissimi dei mediatori che non sono contestualmente avvocati, grazie ad una breve indagine sul web, sono del parere che anche in questo ultimo Decreto del fare siano stati inseriti, all’interno della normativa che regola l’Istituto della mediazione civile, “concetti giuridici”, come del resto sono già presenti in tutta la normativa che regola l’Istituto della mediazione, che non appartengono alla “DISCIPLINA DELLA MEDIAZIONE” e che impediscono, così, all’Istituto di essere realmente funzionale: primo fra tutti vi era, e vi è, il ruolo valutativo del mediatore nel formulare la proposta conciliativa che lo assimila ad un “arbitro”; forse è meglio che questa asserzione la esplicitiamo con un semplice esempio, uno sui tanti che si potrebbero esporre.

    Esempio: oggi, con il c.d. Decreto del fare, al comma 1 dell’art. 8 del D. Lgs. 180/2010 si prevede “… un primo incontro di programmazione, in cui il mediatore verifica con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione”.

    Tutti noi mediatori sappiamo che la maggior parte dei conflitti nasce per la mancanza di dialogo tra le parti, e prendiamo questo come un assioma.

    Sappiamo che appena generatosi il conflitto le informazioni a disposizione dei belligeranti sono estremamente scarse; al primo incontro, in sede di mediazione, lo stesso mediatore ancora non può effettuare nessuna indagine “seria” sugli interessi o sulla natura del conflitto (non c’è tempo) e, se sono presenti dei delegati, non può ancora dissipare in loro alcun dubbio relativo al conflitto o, in ogni caso, non può sviluppare il dialogo tra le parti arricchendo il procedimento di informazioni di ogni genere e, quindi, non c’è tempo a disposizione per elaborare e sviluppare soluzioni alternative, sostanzialmente, il mediatore non può verificare con le parti se è possibile un tentativo di mediazione.

    In sede giudiziale al primo incontro si prende conoscenza delle “posizioni” e si verifica se è possibile “transare”, cioè si verifica se è possibile trovare un punto di equilibrio tra queste; spesso la “transazione” conduce ad un fallimento della trattativa poiché è un paradosso (dal punto di vista dei mediatori) pensare di risolvere un conflitto sulla base degli stessi elementi che lo hanno generato, ossia, sulle poche informazioni ancora a disposizione.

    Pertanto, ciò premesso, riferendoci al comma citato sopra, al primo incontro sarà possibile verificare se esiste un punto di equilibrio tra le posizioni, se è possibile “transare”, MA non sarà certo possibile verificare se portare avanti un tentativo di mediazione che richiede necessariamente il ripristino del dialogo, l’arricchimento d’informazioni (che possono essere anche documenti, prove, verifiche, accertamenti, ecc.), che trascende le posizioni iniziali e le questioni di diritto palesate.

    Anche in questo caso si ritiene che siano state inserite metodologie giuridiche nell’Istituto, quelle che applica il G. di P. alla prima udienza per intenderci, probabilmente confondendo la “transazione” con la “mediazione”, appunto, quando si richiede di “verificare con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione” al primo incontro MA così facendo si rende completamente inefficace il procedimento: non si tiene conto della “disciplina della mediazione”.

    Ebbene: il parere pressoché unanime di molti di quei mediatori, che non sono contestualmente avvocati, è sostanzialmente che con questo decreto abbiamo cancellato la “mediazione” sostituendola con l’Istituto della negoziazione assistita (il verbale d’accordo lo possono oggi solo firmare gli avvocati) e ridotto il procedimento di mediazione ad una “mera udienza preliminare a quella di causa” dove si potrà valutare solo se si trova un punto d’equilibrio tra le posizioni. A questo punto ci si domanda: cosa di tutto ciò ha a che fare con il ripristino del dialogo, con l’acquisizione d’informazioni, con l’indagine sugli interessi, cosa rimane di quello che era un sistema ALTERNATIVO alla Giustizia? La risposta di costoro è: ASSOLUTAMENTE NULLA!

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