LA MEDIAZIONE TRASFORMATIVA


 A me piace molto la scuola di negoziato di Harvard e ho sempre letto libri sull’argomento orientati al problem solving.

Un’amica mi ha regalato:  La promessa della mediazione. L’approccio trasformativo alla gestione dei conflitti di Baruch Bush Robert A.; Folger Joseph P. Il libro è apparso nel 1994 e poi in seconda edizione nel 2005 negli Stati Uniti con il titolo “The Promise of Mediation” e la proposta innovativa degli autori è quella di un approccio di mediazione trasformativa in cui l’attenzione si rivolge all’interazione delle parti.

A differenza dell’approccio di Harvard,  l’approccio trasformativo alla mediazione non cerca la soluzione del problema, di cui è una semplice conseguenza,  ma persegue il riconoscimento reciproco  delle parti coinvolte.

E’ diverso anche il ruolo del mediatore volto a potenziare la capacità di ciascuna parte:

– da un lato, di gestire efficacemente il conflitto, analizzando la propria situazione e prendendo decisioni in autonomia e responsabilità (quel che in gergo va sotto il nome di empowerment)

– dall’altro, di arrivare a capire le ragioni dell’altro evitandone la demonizzazione fine a se stessa (recognition)

Il libro è molto interessante e –anche se datato- rivoluzionario: vale la pena leggerlo.

Penso che ogni mediatore debba sviluppare una propria tecnica di mediazione e, conoscere i diversi tipi di approccio alla mediazione lo possano aiutare nel suo lavoro e nella sua vita. Non è detto che si  debba scegliere un unico orientamento, secondo me le tecniche si possono integrare e adattare alle situazioni concrete.

Io personalmente continuo a preferire l’approccio problem solving!

Voi cosa ne pensate?

Vi segnalo un’importante iniziativa per conoscere e approfondire la mediazione trasformativa a cui parteciperò proprio per mettere in discussione le mie idee!

 A Milano, il 9 marzo, si terrà il Primo Congresso italiano di mediazione trasformativa, per maggiori dettagli e per iscriversi ( c’è una parte gratuita e i workshop a pagamento) ecco il link: http://www.adrquadra.it/ita/eventi/primo-congresso-italiano-di-mediazione-trasformativa-nell-implementazione-della-direttiva-2008-52-milano-nove-marzo-2012.php

Fatemi sapere se ci sarete anche voi!

3 risposte a “LA MEDIAZIONE TRASFORMATIVA

  1. giuseppe.corsi.fi@gmail.com

    usando il “tritume” metaforico del calcio parlato, credo si debba trarre ispirazione dal “calcio totale” dell’Olanda di Cruijff degli anni ’70: non avere un modello preciso, ma essere sempre pronti a “cambiare in corsa”, adeguandosi al terreno

  2. Io invece credo che non sia possibile ‘intercambiare’ i diversi approcci a seconda di come proceda la mediazione.
    I fini sono sostanzialmente diversi: tutto il modello problem-solving è basato su tecniche più negoziali che di vero e proprio empowerment delle parti in lite. Si tratta a mio avviso di un negoziato assistito (contenuto), modulato e strutturato nel cd. procedimento di mediazione (contenitore).
    Trovo invece molto più rispettoso, sia per le parti che per i loro legali, il modello trasformativo. Inizialmente confinato al settore medico e familiare, ora si sta sperimentando con successo nel settore commerciale (http://www.adrquadra.it/ita/news/statistiche-mediazione-nazionali-adrquadra-2012.php).

    Ciao a tutti, spero di conoscervi di persona in occasione del congresso.

    jacopo mosca
    adrquadra

    • Grazie per il tuo intervento! Sicuramente il congresso sarà un’ottima occasione per conoscere maggiormente gli aspetti della mediazione trasformativa. La mia idea di partenza è quella che hai espresso anche tu: mi pare che la mediazione trasformativa sia “più adatta” a mediazioni di tipo familiare-sociale piuttosto che commerciali. Per l’esperienza che sto avendo, le parti che vengono in mediazione, diciamo commerciale, sono molto focalizzate sulla risoluzione del loro problema e il mantenimento della relazione mi sembra sia una conseguenza del brainstorming e del vaglio delle soluzioni a loro disposizione. Ho percepito che la mediazione commerciale è sentita dalle parti come un servizio: loro vengono per risolvere prima il problema che hanno e, solo in seconda battuta, il conflitto che c’è dietro il problema e si aspettano che il mediatore fornisca proprio questo servizio: aiutarle a risolvere il problema. Per cui mi sono trovata bene utilizzando le tecniche di problem solving. Per contro non ho avuto alcuna esperienza in materia familiare. Sarò ben felice di partecipare al convegno e rendermi conto che anche le mediazioni commerciali possono beneficiare di questo diverso approccio. A presto! Alessandra

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