MEDIAZIONE OBBLIGATORIA E COSTI


Abbiamo condiviso le riflessioni d’apertura di Diana Wallis alla European Conference on cross border mediation, proviamo a confrontarci oggi sull’intervento alla conferenza del dott. Paolo Porreca, che ha avuto la fortuna di lavorare al decreto legislativo 28 del 2010, il quale ha trattato due argomenti critici: l’obbligatorietà e i costi della mediazione. Per quel che concerne l’obbligatorietà, ormai a tutti è ben noto che il decreto distingue tre tipi di mediazione:

 1. la mediazione obbligatoria

 2. la mediazione volontaria

 3. la mediazione demanata dal giudice.

 Le ipotesi di mediazione obbligatoria sono sicuramente molto ampie, ma ricordiamo – molti nei dibattiti se ne dimenticano- che la previsione della condizione di procedibilità non ostacola l’accesso alla tutela giurisdizionale in quanto fa salva la possibilità di svolgere, senza alcun ritardo, i procedimenti speciali, quelli urgenti e quelli cautelari. Riflettiamo anche sul fatto che i giudici amministrativi e quelli civili hanno affrontato diversamente la questione. Da un lato i giudici amministrativi hanno sollecitato una questione di costituzionalità per sospetta violazione del diritto di difesa; dall’altra i giudici ordinari sino a questo momento hanno dichiarato manifestatamente infondate tali questioni, non rimettendole dunque alla corte costituzionale. In conclusione, come in diverse occasioni abbiamo constatato insieme, pare che la funzione fondamentale dell’obbligatorietà sia quella di favorire la diffusione della cultura della mediazione e che, dopo aver esaurito tale funzione, potrà venir meno, lasciando spazio alle sole ipotesi di mediazione volontaria e demanata. Analizziamo ora il profilo dei costi della mediazione, che con il decreto 145 ha subito ulteriori aggiustamenti con la previsione che nei casi di mediazione obbligatoria e demanata la parte che non partecipa senza giustificato motivo sarà condannato, nell’eventuale successivo giudizio, al pagamento di una somma pari al contributo unificato. Sul punto sia la corte europea sia la corte costituzionale italiana sono allineate nello stabilire che il legislatore debba evitare che uno strumento facilitativo sia un aggravio per il cittadino: tutti se lo devono permettere! Cosa ne pensate? La mediazione è a tutti accessibile? Un’osservazione: i costi sono legittimi se razionalmente collegabili ai diritti che si fanno valere. Lasciamoci con dei numeri che spesso valgono quanto le parole. La Banca mondiale ha pubblicato alcune analisi sui costi di risoluzione delle controversie da cui si rileva che l’Italia è il Paese dai costi tributari più bassi e i costi legali più alti. Infatti, i costi fiscali sono il 2,9% del valore della controversia, mentre quelli legali mediamente, rapportati ai tre gradi di giudizio, ammontano al 21,8% del medesimo valore. Questi ultimi rappresentano il 72,9% dei costi complessivi. Io direi che mediare conviene!

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