UNA CULTURA EUROPEA DELLA MEDIAZIONE


Mi ispiro all’intervento di apertura di Diana Wallis, vice presidente del Parlamento europeo, alla European conference on cross-border mediation.

 La Wallis ha evidenziato il percorso europeo e l’importanza della diffusione di una cultura della mediazione transfrontaliera. La fonte da cui proviene la spinta verso la mediazione è una fonte che si basa sulla cooperazione e non sull’opposizione tra partiti, infatti, il processo legislativo europeo è un processo di negoziazione. L’ispirazione del Parlamento nell’emanare la direttiva 52 del 21 maggio 2008 è stata quella di cercare di realizzare un più semplice accesso alla giustizia per i cittadini e le imprese. Non era semplice interfacciare tutti i sistemi giuridici dei paesi membri, pertanto, con la direttiva si è voluto dare un quadro all’interno del quale la mediazione può funzionare contemplando due esigenze:

• avere una normativa uguale per tutti

• avere flessibilità all’interno dei singoli paesi

La direttiva è stata attuata nel maggio di quest’anno e con la relazione pubblicata a settembre ( vedi il post l’obbligatorietà piace all’Europa ) , l’Europa ha preso coscienza dei diversi approcci che i Paesi hanno avuto su diversi aspetti quali:

 • incentivi per ridurre i costi legali

 • obbligatorietà

 • riservatezza

 • formazione dei mediatori

• garantire informazioni ai cittadini sulla mediazione.

 La Wallis ha riscontrato un successo di questa direttiva anche oltre ai confini dell’Europa: la Russia ad esempio si è ispirata alla direttiva per emanare proprie leggi interne. In conclusione, la Wallis ha evidenziato lo stretto rapporto tra la cultura politica e il diritto, così come tra l’accesso alla giustizia e la cultura. L’auspicio di usare la mediazione quale emblema della nostra società in questo secolo. Una società che dovrebbe diventare meno conflittuale, meno avversariale – in cui non ci sia più bisogno di utilizzare i vecchi sistemi giudiziali che mettono le parti l’una contro l’altra per un lungo periodo di tempo, con un enorme dispendio di denaro e grande ansia e pressione psicologica. Nel ventunesimo secolo, dovremmo cercare un modo diverso per risolvere le liti – un sistema moderno che sia maggiormente in linea con la nostra epoca in cui si agisce insieme, nel rispetto della collettività.

 Personalmente non posso che concordare con queste parole…che abbia inizio la “stagione della mediazione”!

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