INTERVISTA AL MOVIMENTO GIURISTI ITALIANI


Sapete ormai che la mia idea è quella che tutti possono diventare conciliatori e che trovo estremamente positiva l’apertura di questa professione a persone che arrivano da formazioni ed esperienze professionali diverse.
Fortunatamente non tutti la pensano come me!
C’è chi sostiene, in particolare, che la mediazione dovrebbe essere gestita soltanto da avvocati e per portare avanti questa idea ha costituito un movimento denominato Giuristi Italiani che ha gentilmente esposto il proprio punto di vista rispondendo alle domande di mediazione tra pari.

D: Cos’è il movimento giuristi italiani? perchè è nato?
R: Giuristi Italiani” è un neo-costituito sodalizio formato da avvocati e futuri avvocati di diversa provenienza, sorto sulla rete web ma ormai approdato anche nel mondo reale. In linea di principio, malgrado la recente pronuncia (tutt’altro che definitiva) del Tar del Lazio ed essendo potenzialmente favorevoli allo strumento in questione, ci poniamo in posizione mediana, tra chi vorrebbe la mediazione civile del tutto espunta dal nostro ordinamento e chi invece la ritiene, nell’attuale configurazione, un istituto già perfetto. Tuttavia, le nostre iniziative si caratterizzano per la preferenza accordata più al messaggio che ai messaggeri. Non è nostro obiettivo infatti rivendicare la paternità di concetti e idee ma, ritenendoli comunque validi, fare in modo che possano essere conosciuti da tutti. Il motivo di tale scelta è da individuarsi nella constatazione che, in questo periodo, parlare di mediazione civile con gli altri avvocati è come parlare di politica con una persona appena conosciuta: non si sa mai se ciò che si dice sia in linea con l’orientamento dell’interlocutore ed è altissimo il rischio di venire subito etichettati – e spesso bollati – per sempre al minimo azzardo di “sbilanciamento”.
Ad ogni buon conto, il messaggio che intendiamo diffondere si concretizza nel movimento “La mediazione civile agli avvocati”, vero e proprio mezzo, proposta e fine del nostro presente impegno.

D: Qual è l’obiettivo che vi prefiggete e come intendete perseguirlo?
R: Lo scopo che intendiamo perseguire è quello di fare in modo che la mediazione civile e commerciale sia svolta dalle sole categorie professionali in possesso delle effettive competenze per poterlo fare. In subordine, di far comprendere alla gente che, se intende sfruttare al meglio la possibilità di utilizzare strumenti stragiudiziali di composizione delle controversie, dovrebbe affidarsi soltanto a professionisti in grado di farlo sul serio. Non siamo contrari al fatto che la mediazione possa essere svolta anche da categorie diverse da quella forense. Un commercialista potrebbe essere un ottimo mediatore in una controversia che ha per oggetto un contratto bancario, come pure un ingegnere su una lite di carattere immobiliare-successorio. Però, non riteniamo sia possibile che gli stessi professionisti citati possano gestire, con altrettanta facilità ed efficacia, delle questioni riguardanti materie che non conoscono affatto. Senza contare, poi, tutti gli altri generici e assolutamente inadeguati requisiti attualmente richiesti dalla legge per ricoprire la figura del mediatore civile. Per tali ragioni, abbiamo ideato il movimento in parola facendo realizzare alcuni messaggi pubblicitari che hanno per destinatari principali le Istituzioni e i cittadini. Naturalmente, è evidente la necessità che l’iniziativa, per raggiungere i risultati auspicati, possa crescere e svilupparsi nel minor tempo possibile. A tal proposito, gli strumenti di promozione che utilizziamo sono stati già inviati anche a moltissimi Organi e Associazioni Forensi e presto si provvederà alla raccolta delle adesioni e al coinvolgimento dei professionisti interessati attraverso i social network più importanti.

D: Cosa rispondete a chi sostiene l’incompatibilità tra la professione di avvocato con quella di mediatore?
R: Unendoci alla numerosa schiera di coloro che ritengono la mediazione civile perfettibile, non possiamo non immaginare delle modifiche della disciplina che pongano l’avvocato al centro dell’istituto. In particolare, abbiamo letto diverse opinioni in merito alla possibilità di rendere questo strumento perfettamente compatibile con la professione forense. Ancor più nello specifico, riteniamo che la funzione di mediatore civile debba essere svolta dagli avvocati e che possa costituire anche il principio, se è il caso, di un successivo rapporto di assistenza. Non si tratta di ricorrere ad improbabili opere di “ingegneria legislativa”. Potrebbe essere sufficiente prevedere la possibilità, per un avvocato, di svolgere prima la funzione di mediatore civile e poi, nell’eventuale giudizio, quella di difensore di una delle parti. Magari, come sostenuto da alcuni, di quella parte che, in sede di mediazione, si era dimostrata intenzionata ad aderire alla proposta formulata dal mediatore. Per ottenere questo risultato, riteniamo sia possibile il ricorso a meccanismi che assicurino l'(iniziale) imparzialità del professionista e prevedano anche la (successiva) convenienza, per i clienti, di continuare ad avvalersi della sua opera

D: Come pensate reagiranno gli altri professionisti alle vostre proposte?
R: Negli ultimi anni, tutte le categorie professionali hanno cercato, in tema di mediazione civile, di “tirare acqua al proprio mulino”. La cosa è naturale: questo istituto permette loro di allargare moltissimo il proprio ambito di operatività. Paradossalmente, gli unici che sinora non si sono mossi (o meglio, si sono mossi spinti da una logica esclusivamente distruttiva) sono stati soltanto gli avvocati, ossia coloro che più di tutti hanno da perdere dal fatto che la mediazione possa essere svolta da altri professionisti e, diciamolo, da una riduzione del contenzioso. Tra l’altro, da quanto detto dal Presidente dell’Ordine dei Commercialisti nel corso dell’ultimo Convegno Nazionale sulla Mediazione Civile di Torino, si è appreso che già nel 2008 il Ministro Alfano chiese, alle categorie professionali interessate, un’opinione in merito e ancora non riusciamo a comprendere il motivo per il quale la categoria forense non si mosse per tempo accampando diritti e pretese sull’istituto. Siamo comunque fiduciosi nel fatto che, attraverso il nostro movimento e la diffusione di iniziative simili alla nostra, ogni categoria professionale arrivi perlomeno a fare un accurato auto-esame delle reali competenze possedute su ciascuna materia interessata dalla riforma e che, in fin dei conti, la gente sia in grado di individuare i professionisti che posseggono effettivamente tali cognizioni.

Se volete approfondire la conoscenza del movimento giuristi italiani , hanno una pagina su Facebook dedicata http://www.facebook.com/pages/La-mediazione-civile-agli-avvocati/138483646225066 e eventualmente potete contattarli a questo indirizzo e-mail (giuristi.italiani@libero.it).

Ecco le locandine che verranno distribuite dal movimento Giuristi Italiani: Locandina GIURISTI ITALIANI

Come sempre apprezzerò tutti i vostri commenti a riguardo. Cosa ne pensate? “La mediazione civile agli avvocati” può essere il futuro di questo istituto?

3 risposte a “INTERVISTA AL MOVIMENTO GIURISTI ITALIANI

  1. Cari amici avvocati,

    siate seri!

    Chi darebbe la chiave alla banda Bassotti dopo aver chiuso il deposito di Paperone? La giustizia italiana boccheggia perché si è privilegiato il diritto astratto sull’interesse delle parti, che vogliono semplicemente risolvere i loro problemi (rapidamente e restando titolari della propria iniziativa) e non hanno certo bisogno della Giustizia con la G maiuscola che solo i dottissimi avvocati sono in grado di elargire dall’alto della loro smisurata Dottrina. Una Giustizia così perfezionista si giustifica solo in quei (pochissimi) casi in cui un accordo win-win non risulta proprio possibile e l’unica alternativa è il giudizio. Altrimenti è solo lenta ed esosamente costosa: una vittoria di Pirro cui è condannato principlamente il vincitore…

    La mediazione, per contro, è eminentemente rispettosa delle volontà delle parti, e trae il suo vero vantaggio dall’abilità del mediatore di facilitare la comunicazione (e quindi l’accordo) fra le parti. Ma se la comunicazione è il suo vero punto di forza, allora la mediazione va affidata ai comunicatori e ai didatti della comunicazione efficace ( per esempio gli psicologi) non certo agli avvocati. Se il mediatore crede utile aver chiarite le idee anche dal punto di vista giuridico può avere un giurista come suo consulente (se non dovesse proprio bastare la presenza degli avvocati delle parti). Ma, in linea di massima, un avvocato NON è una persona particolrmente adatta a fare da mediatore proprio perchè nella sua formazione NON è stato privilegiato lo sviluppo delle abilità comunicative ma solo la capacità di assistere una delle parti nel caso di impossibilità a raggiungere l’accordo.

    Che questa specializzazione abbia poi dato vita alla esecranda tendenza a far durare anni e anni anche la soluzione di problemi semplici (con conseguenze nefaste per l’intera economia del Paese!) può solo servire a ricordarci di stare bene attenti a non consegnare la chiave alla banda Bassotti.

    Buon lavoro a tutti.

  2. Ciao,
    io trovo che la discussione sia posta in modo non corretto. Qui non si tratta di creare dei piccoli giudici di rango inferiore. I mediatori sono tutt’altro. Per essere un buon mediatore si devono possedere qualità umane e formazione specifica in termini di negoziazione, comunicazione, empatia, capacità di ascolto attivo,ecc..
    Quale sia la professione o l’esperienza precedente poco importa: fondamentale è l’atteggiamente con cui affronta il ruolo di terzo imparziale NON giudicante all’interno di un procedimento di mediazione.
    Come sempre Buon Lavoro a Tutti
    Donatella

  3. Paradossalmente l’espressione “tirare acqua al proprio mulino” è una chiave di lettura dell’intervento che la cita.

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