Intervista ad Alessandra Sgubini


Alle domande di Mediazionetrapari ha risposto l’Avv. ALESSANDRA SGUBINI, fondatrice della Bridge Mediation L.L.C

D: Un prete mi ha detto che a un extraterrestre spiegherebbe cos’è la fede portandolo in uno stadio. Lei come spiegherebbe a questo extraterrestre la conciliazione?

R: Io personalmente mostrerei un Ponte. Il ponte rappresenta il continuo movimento degli eventi e delle persone. Il Ponte serve per passare da un posto all’altro; permette di raggiungere varie mete che sembrano molto lontane; unisce due punti.

D: Tre mosse per far cambiare la cultura del “mi faccia causa” alla cultura del “conciliamo”?

R: Io inviterei le persone: 1. A sedersi e non parlare; 2. A sedersi e ascoltare le conseguenze delle proprie azioni, 3. A sedersi e fare l’analisi dei costi, danni economici e conseguenze emotive. Io credo che la conciliazione sia in grado di mettere le persone di fronte alle proprie responsabilità e quindi capire che ognuno di noi ha il potere di decidere quali siano le conseguenze e se siamo in grado di gestirle.

D: Ci racconta il suo primo incontro con la conciliazione? E’ stato amore a prima vista o si è innamorata dopo averla conosciuta meglio?

R: E’ stato amore a prima vista. Ho capito che la mediazione era un modo efficace di risolvere le controversie nel rispetto della volontà delle parti. Ho iniziato a conoscere e studiare la mediazione, le tecniche di mediazione e negoziazione internazionale 10 anni fa negli Stati Uniti a San Diego in California. Durante il mio primo corso di studi in Business Internazionale e poi durante il Master in diritto internazionale alla California Western School of Law con specializzazione mediazione ho iniziato a mettere le basi per svolgere il mestiere del mediatore e del negoziatore che oggi svolgo a livello internazionale (Attualmente vivo e gestisco la sede principale dei Bridge Mediation dividendomi con periodi in cui sono a Milano lavorando nella sede italiana e a Barcellona lavorando nella sede spagnola).

D: La Bridge Mediation si rivolge principalmente agli imprenditori. Come reagiscono gli imprenditori taliani quando si parla di mediazione? Ci sono delle differenze con gli altri imprenditori europei e quelli americani?

R: Negli anni scorsi l’istituto della mediazione non era conosciuto. Le cose però sono cambiate tanto negli ultimi due anni dopo il riconoscimento dell’istituto della mediazione e della figura del mediatore dal legislatore europeo e italiano. Oggi, gli imprenditori si stanno rendendo conto come sia meglio collaborare e raggiungere un accordo con l’aiuto di un terzo neutrale e avere un ruolo attivo nella decisione finale piuttosto che mettersi nelle mani di un giudice e di un procedimento che non prende assolutamente in considerazione i veri interessi e bisogni se non la legge.  Sia gli imprenditori italiani che americani si rendono conto dei benefici economici e per questo sempre più si introducono clausole di mediazione nei contratti nazionali e internazionali per risolvere possibile e future controversie che potrebbero sorgere in relazione all’esecuzione del contratto.
Credo la mediazione sia un istituto che permette alle persone di essere responsabili per le loro decisioni e delle varie conseguenze.

D: Vista la Sua esperienza internazionale, con l’introduzione della legge sulla mediazione civile, l’Italia è pronta a conciliare?

R: Si, ritengo che l’Italia sia pronta alla conciliazione anche se si deve aver pazienza e seguire i ritmi italiani. Credo che il mondo e includo l’Italia abbiano bisogno di due cose: avere speranza e credere nell’alternativa che ci sia una strada per risolvere i problemi. La mediazione offre entrambe le cose.

D: Lei ha “scoperto” i metodi alternativi di risoluzione delle controversie in America. Ha avuto modo di conoscere anche la peer mediation? Cosa ne pensa?

R: Sì, conosco la peer mediation. Per anni ho collaborato con un’organizzazione che promuoveva la peer mediation nella scuole pubbliche a San Diego. La cosa che posso dire è che è interessante vedere come sia da bambini si possono rilevare le caratteristiche del mediatore (neutralità, imparzialità e aprire il dialogo tra altri essere umani). Presentando il procedimento di mediazione e alcune tecniche base si può osservare come molti siano aperti alla collaborazione e trovare un accordo che soddisfi tutti. C’è una apertura nel trovare un punto di incontro perché sanno che devono condividere un anno di scuola insieme e pensano alle conseguenze.

Grazie ad Alessandra Sgubini per il suo intervento e vi consiglio di visitare il sito della Bridge Mediation se desiderate approfondirne l’ attività e i servizi!
www.bridge-mediation.com

 

Una risposta a “Intervista ad Alessandra Sgubini

  1. Ciao Alessandra, con l’approssimarsi del Natale e pendando a tante cose, mi sono ricordato di Te, fra poco dovresti essere in Italia, perchè non ti fai sentire, io non posso perchè ho perso il cell. con il tuo numero e un pò tutto. Aspetto tua telefonata. Se il 16/01/12 sei a Milano io sono da quelle parti e ci possiamo vedere di presenza. Ancora ti chiederai ma questo chi è? Sono Giuseppe nipote Zio Sasà San Diego. il mio n° 3388067195. Tanti Auguri di Buon Natale e Felice anno nuovo a Te e Famiglia. Ciao Giuseppe

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