L’accordo e il verbale di conciliazione


Vi ho illustrato in diversi post i vantaggi di trovare una soluzione stragiudiziale attraverso il ricorso a una procedura conciliativa.

Al termine del procedimento di conciliazione si puó giungere ad un accordo oppure no.

Raggiunto l’accordo, chi mi garantisce che venga rispettato?

Se le parti raggiungoni un accordo, questo viene trasferito all’interno di un verbale di conciliazione.
Il contenuto é deciso dalle parti che vengono assistite, sotto il profilo tecnico, dal conciliatore.
Con lo scopo di rafforzare l’ impegno delle parti al rispetto di quanto pattuito, il nostro legislatore é intervenuto stabilendo in alcuni casi la valenza esecutiva del verbale di conciliazione.
Ne è un esempio il caso del verbale di conciliazione in materia di telecomunicazioni il quale costituisce titolo esecutivo.

Le parti, il conciliatore sottoscrivono dunque il verbale di conciliazione e, salvo appunto i casi previsti dalla legge, tale accordo non é come una sentenza o un lodo arbitrale, peretanto non costituirà titolo esecutivo.
Per ovviare a tale inconveniente, ne caso in cui le parti lo ritengano necessario per una propria maggiore tutela, possono ricorrere ad altri metodi per dar forza.

Ad esempio potrebbero recarsi da un notaio per la stipula di un atto pubblico.
Oppure potrebbero prevedere delle clausole penali all’interno dell’accordo stesso.

Sará il conciliatore, con le sue competenze a interpretare al meglio la volontá e le esigenze delle parti ed ad indirizzarle alla soluzione migliore per tutelare e rafforzare l’accordo raggiunto.

8 risposte a “L’accordo e il verbale di conciliazione

  1. Scrive ” Ad esempio potrebbero recarsi da un notaio per la stipula di un atto pubblico.
    Oppure potrebbero prevedere delle clausole penali all’interno dell’accordo stesso”

    Andiamo bene andiamo !
    praticamente con il conciliatore si ottiene carta straccia

    • Ciao! Grazie per il tuo intervento! Non condivido la tua opinione nel ritenere che con la conciliazione si ottenga carta straccia!
      Prendi in considerazione che la conciliazione é volontaria: le parti decidono liberamente di incontrarsi e di trovare una soluzione al loro problema. Nessuno li obbliga…e conciliare richiede un grande sforzo alle parti…é davvero faticoso mettere sul tavolo i propri interessi, sforzarsi insieme per comprendere la posizione dell’altro, fare un brain storming delle possibili soluzioni, decidere quale é la migliore. Il conciliatore aiuta le parti, le guida…ma il risultato lo ottengono le parti! E tu pensi che dopo tutta questa fatica una parte non voglia tener fede a quanto accordato? Le parti quando escono dalla conciliazione, ne escono soddisfatte, il c.d. Win to Win! Non sottovalutare questo aspetto! In molti casi, alle parti non interessa nemmeno di fare un verbale di conciliazione perché sono certe che l’accordo verrá rispettato!
      Questa é l’ottica, a mio parere, che prevale per il fatto di non aver pensato a “garantire l’esecutivitá” di un verbale di conciliazione.
      E’ anche vero che, secondo me, alcune conciliazioni, soprattutto quelle di un grosso valore economico ( tieni presente che statisticamente sono maggiori le conciliazioni in cui ci sono in ballo tanti soldi: si prefereisce conciliare che pagare parcelle elevatissime e avere un risultato, in ogni caso non soddisfacente per le parti, alla fine di un lungo giudizio di merito), é bene comunque tutelarsi, come dicevo, magari prevedendo delle penali per il ritardo o mancato adempimento di quanto pattuito.
      Altro discorso laddove la conciliazione é obbligatoria, in quanto é comunque prevista l’esecutivitá del verbale.

  2. in ogni caso tenevo a sottolineare che se è pur vero, come sostieni, che le parti arrivano a conciliare dopo grandi sforzi e che in fondo i formalismi non sarebbero nemmeno necessari, ritengo comunque che il solo prevedere l’inserimento di clausole penali nell’accordo non sarebbe sufficiente a garantire che poi lo stesso sia rispettato, e, dunque, l’accordo avrebbe un valore comunque pressocchè nullo …. faccio un semplice esempio … se il soccombente non esegue spontaneamente una sentenza, la controparte vittoriosa gli può notificare un atto di precetto … cosa accade se una delle parti che ha conciliato non esegue l’accordo? .. NULLA… si è solo perso del tempo …. Reputo la mediazione una legge inutile … anche se ad una visione superficiale permette a chiunque … con pochi spicci … di affrontare “grandi squali” … mi riferisco ad esempio ad un consumatore, privato investitore, a cui è stato rifilato un prodotto finanziario di second’ordine .. lo stesso non sarebbe in grado di poter esporre al conciliatore i motivi per cui rivorrebbe dalla banca i suoi soldi indietro, in quanto tecnicamente non in grado di argomentare sotto il profilo giuridico le proprie ragioni …. di fornte a sè troverebbe invece un professionista rappresentante della banca… lautamente pagato … e ben avvezzo ai palcoscenici giuridici … Cosa ne uscirebbe da siffatta situazione? Certamente il peggiore degli accordi farebbe felice lo squalo bancario … Ma ciò che è peggio è che se il povero consumatore dovesse rifiutare l’accordo e successivamente nell’adire le canoniche vie legali il giudice della causa dovesse ritenere invece che in fondo quell’accordo sarebbe stato congruo, il consumatore subirebbe tutte le spese di giudizio …. quindi al fine di non incorrere in un rischio simile un consumatore mediamente intelligente dovrà gioco-forza … prima della conciliazione … rivolgersi ad un professionista al fine di ottenere una consulenza pre-conciliativa o addirittura una più pregante assistenza legale per non essere divorato dagli squali … Sappiamo perfettamente che la mediazione è stata ideata per alleggerire i tribunale e non certo per tutelare i piccoli …. grazie a te per l’attenzione. Saluti

    • Io non credo che la legge sulla mediazione sia inutile…sono anni che l’aspettavamo e finalmente è arrivata anche se imperfetta! Sarà solo il tempo a dirci se funzionerà o meno, se andrà cambiata, rivista, migliorata e in quali aspetti.
      Per il momento prendiamola come un passo positivo verso un nuovo approccio alla giustizia.
      Mi spiego:la giustizia ha sempre avuto due volti, uno autoritario e uno consensuale.
      Per consuetudine, siamo stati abituati a gestire le nostre controversie seguendo le “vie legali”, risolvendo il conflitto con l’affannosa ricerca della nostra ragione e del torto altrui nelle sedi dei tribunali. Tale cultura ci ha sempre spinto a considerare la soluzione del conflitto come ottenimento della vittoria sulla controparte, allontanandoci definitivamente da questa.
      In un momento in cui questa giustizia tradizionale è in forte crisi, è necessario più che mai promuovere una cultura che si basi sull’altro aspetto della giustizia, quello consensuale. Risolvere le controversie negoziando con la controparte alla presenza di un terzo è una grande opportunità per giungere alla soluzione più soddisfacente, salvaguardando la relazione tra le parti.
      Io vedo questa legge come il primo passo verso questa nuova cultura.
      È evidente che bisogna crederci e applicarla con lo spirito giusto, perchè se alla fine a livello pratico si ridurrà a un semplice formalismo, come attualmente è ad esempio la conciliazione prevista in sede di separazione dei coniugi..non gioverà proprio a nessuno!
      Non puoi pensare alla conciliazione come un istituto giuridico, non puoi pensare al conciliatore come un giuidice o un arbitro..niente di tutto questo.
      L’esempio che fai è impossibile. Non esiste conciliazione in ambito finanziario bancario ma solo la possibilità di arbitrato. L’arbitrato del tuo esempio si concluderà con una sentenza che verrà imposta al piccolo consumatore impreparato a alla banca. Ha efficacia esecutiva e dovrà essere rispettata dalle parti. Quello che descrivi non si realizzerà mai perchè il piccolo consumatore a cui è stato rifilato un cattivo prodotto ha solo due alterenative: tribunale o arbitrato.
      Attenzione a non confondere gli istituti.
      Pensiamo a un piccolo consumatore che acquista un bel robottino da cucina da cui si aspetta prestazioni eccezionali come la pubblicità gli ha fatto credere…lo porta a casa…lo utilizza…forse al di sopra delle sue possibilità tecniche e…si rompe dopo poco….ha due possibilità: fare una causa contro chi glielo ha venduto o chiamarlo in conciliazione. Mettimo che scelga la conciliazione e che il venditore accetti. La conciliazione si conclude con l’accordo che il nostro acquirente passerà un week end nella casa del mare del venditore e che gli sistemerà il giardino. Ti sembra assurdo? Non lo è! Durante la conciliazione l’acquirente si rende conto che forse il robottino si è rotto perchè lo ha utilizzato male, il venditore si rende conto che ha esagerato nel pubblicizzare il prodotto in un determinato modo e siccome l’acquirente è uno del posto e conosciuto e se parlasse male di lui gli recherebbe un grave danno d’immagine. Sempre durante gli incontri con il conciliatore, le parti mettono sul tavolo i propri interessi..l’acquirente non ha poi così bisogno di un super robottino…il suo vero hobby è il giardinaggio…il venditore ha una casetta al mare e avrebbe necessità che qualcuno gli sistemasse il giardino prima di andarci in vacanza con la famiglia… Questa è la conciliazione!
      Non ci sono leggi da applicare, non c’è ragione o torto…nessun giudice avrebbe deciso in questo modo, ma le parti lo hanno fatto e sono soddisfatte…e non hanno avuto bisogno di suggerimenti pre conciliativi.
      In ogni caso, se le situazioni lo richiedono, le parti possono portare in conciliazione qualcuno che li assista…la fidanzata il loro avvocato…è lo stesso, l’importante è lo spirito con cui si va in conciliazione….se questo manca allora si vada direttamente in tribunale!

  3. Ho letto nella tua risposta
    “L’esempio che fai è impossibile. Non esiste conciliazione in ambito finanziario bancario ma solo la possibilità di arbitrato”

    Forse ti è sfuggito che Con il D.Lgs 4 marzo 2010, n. 28 è stata data attuazione all’articolo 60 della Legge 69/2009 anche in tema di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie FINANZIARIO BANCARIO dal 20 marzo 2011 al via la Conciliazione.

    Poi in ogni caso la possibilità di arbitrato tra la banca ed il piccolo consumatore è esclusa dalla legge e vieta di imporre al piccolo consumatore il ricorso al giudizio arbitrale in quanto troppo oneroso. Due osservazioni : ARBITRATO PROCESSUALE si conclude non come scrivi con una sentenza ma con un LODO che è impugnabile in corte d’appello.
    Ed ancora : L’eventuale arbitrato a cui ti potresti riferire non si conclude con una sentenza ..tanto che…non sono NEMMENO VINCOLANTI per le parti.

    Ritornando alla tua risposta in un passaggio… tu mi fai esempio del “Robottino” del consumatore…(dal 2005 codice del consumo).. sappiamo perfettamente che in Italia ed in europa sono in vigore da anni leggi che tutelano il consumatore. Un esempio a caso… un forno da cucina ha una garanzia per due anni , se in questi due anni il prodotto non corrisponde alle caratteristiche o alle funzione promesse lo stesso venditore ripeto venditore ha obbligo di rimborsare o sostituire l’elettrodomestico.

    La legge dice che nel caso in cui venga violata dietro segnalazione del consumatore vi è l’intervento diretto delle autorità di pubblica sicurezza a mezzo Guardia di Finanza . Inoltre riporto un tuo passaggio “La conciliazione si conclude con l’accordo che il nostro acquirente passerà un week end nella casa del mare del venditore e che gli sistemerà il giardino. Ti sembra assurdo? ”
    Beh francamente se è questo lo spirito del conciliatore non lo commento sotto il profilo giuridico. Dopo avergli venduto un Robottino o un forno che non soddisfa le esigenze del consumatore ci troveremmo il venditore a rastrellare il giardino …Il problema poi sarebbe cho dovrà rastrellare il giardino il venditore collocatore o il produttore della multinazionale???
    Insomma salvare capra e cavoli con un tipo di baratto prestazionale che accomodi le parti nonostante via sia legislazione in materia. Affermi inoltre “Tale cultura ci ha sempre spinto a considerare la soluzione del conflitto come ottenimento della vittoria sulla controparte, allontanandoci definitivamente da questa” ….Ti ricordo che la giustizia.. per sé, per gli altri e per chiunque… si traduce comunque in un dovere e in un diritto che coinvolge chiunque appartenga a una certa comunità.. in senso riduttivo, e ogni persona umana in generale, in senso estensivo. ..La giustizia è la costante e perpetua volontà, tradotta in azione, di riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto… questo è l’ufficio.. deontologico e inviolabile.. che il magistrato preposto deve porre in atto nei luoghi deputati a rendere giustizia.. i tribunali… La giustizia, che è messa in atto sempre come volontà del popolo… è anche azione repressiva.. potere legittimo di tutelare i diritti di tutti.. quindi rendere a ognuno il dovuto.
    In ogni caso giudico come sai questa mediazione/conciliazione un sistema tendente a svuotare tribunali al fine di eliminare le ingenti spese di giustizia e manlevare i giudici da immani carichi di lavoro. Tra l’altro il giudice di pace è una figura che esiste da anni per assolvere/tutelare a costi irrisori.
    Sentiamo cosa dicono Il Giudice di Pace è il giudice della conciliazione previsto dal legislatore. Il processo di conciliazione in sede non contenziosa è infatti disciplinato espressamente dall’art. 322 del codice di procedura civile, che prevede la facoltà per il cittadino con costi irrisori e con la possibilità di avvalersi dell’ausilio di un difensore… di adire il giudice di pace per tentare la conciliazione.. La mediazione di cui al dlgs 28/10 costituisce pertanto un procedimento parallelo alla conciliazione codicistica, con notevoli problemi di coordinamento tra gli istituti.
    L’ Associazione nazionale giudici di pace denuncia che la mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali, prevista ai sensi del dlgs 28/10 anche per le cause di competenza del Giudice di Pace, è inutile e dannosa per i cittadini.
    Con la mediazione obbligatoria i tempi si allungherebbero ed i costi lieviterebbero. La mediazione si presenta costosa ed inefficiente in quanto comporta la creazione e la conseguente gestione di organismi di conciliazione ulteriori rispetto agli uffici del Giudice di Pace già presente; inoltre gli uffici del giudice di pace garantiscono una presenza del magistrato capillare sul territorio, presenza che nessun organo di conciliazione potrebbe garantire. In definitiva, l’Associazione Nazionale Giudici di Pace manifesta la propria contrarietà all’istituto della mediazione così come disciplinato dal dlgs 28/10 in quanto presenta forti dubbi di costituzionalità e costi non giustificati per il cittadino e lo Stato con gravi ricadute in termini di inefficienza del sistema giudiziario.

    La conciliazione è un non senso per le cause di competenza del Giudice di Pace. (fonte ANGP ass giudici di pace)

    • Guarda, posso con sicurezza affermare che non siano solo i giudici di pace a sollevarsi contro questa normativa…ma anche ordini di avvocati, associazioni di magistrati…piace poco anche ai conciliatori, perché si è andati a creare un istituto ibrido…ispirato alla conciliazione.
      Io, come avvocato, capisco molto bene l’inadeguatezza giuridica di questa legge e tutte le critiche che la circondano…comprendo anche il concetto di giustizia che illustri e l’ho perseguito con tenacia nel lavoro e nella vita.
      Come conciliatore, ho voluto andare oltre i limiti e la forma mentis legati ad un percorso di studi, una professione, un ambiente sociale che si frequenta…e quello che ho visto è stata una grande possibilità.
      Il messaggio che vorrei far arrivare è che non solo conciliare conviene, ma che funziona!
      Per cui vorrei invitarti a fare un passo indietro.
      Facciamo un passo a poco più di un anno fa…quando pochi sapevano cos’era la conciliazione…quando la legge non c’era ancora ( magari saltiamo anche le fasi dei decreti e andiamo a due o tre anni fa!).
      La conciliazione, che ha ispirato la legge che tanto ci fa discutere, esisteva già. Proviamo a partire da quel principio ispiratore per vedere se davvero è stato totalmente inutile metterlo in una legge e innalzarlo al rango istituzionale.
      Come ho già scritto, la conciliazione era/è un modo diverso di concepire la giustizia…io e te litighiamo e non abbiamo bisogno che qualcun altro decida per noi, ma, in noi stessi troviamo le forze e le risorse per risolvere i nostri conflitti nel migliore dei modi.
      Nella conciliazione siamo io e te contro il problema, non siamo io contro di te.
      La conciliazione coinvolge le parti proprio nella soluzione del loro problema, stimolando la collaborazione reciproca alla ricerca di una soluzione condivisa e permettendo alle stesse di imparare e comprendersi. Nella conciliazione le parti comunicano in modo autentico e vero e si liberano da ansia e stress emotivo. Il conciliatore sa come estrapolare la positività e l’energia creativa che è insita nel conflitto.
      Vedi sicuramente come, a differenza di quello che avviene in un giudizio ordinario, dove le parti perdono il controllo della procedura e la lasciano a un terzo, sia esso giudice o arbitro, in conciliazione tutto è incentrato sulla gestione del conflitto con dinamiche collaborative tra le parti alla presenza del conciliatore.
      L’ottica processuale classica, sebbene miri alla ricerca della giustizia tra le parti in causa, svilisce la forza e il ruolo che le parti stesse dovrebbero avere nell’ambito della disputa, in quanto lascia spazio ai reali protagonisti delle scelte processuali che sono, da un lato i legali delle parti, che mirano a ricercare la migliore difesa per il proprio cliente e dall’altro, il giudice che deve decidere quale sia la giustizia (processuale).
      Inoltre, il giudizio ordinario è un processo documentale e non c’è molto spazio per la comunicazione e il dialogo tra le parti, tanto meno per elementi tipo emozioni, sensazioni, alternative, soluzioni miranti alla soddisfazione degli interessi. Queste “mancanze” sono recuperate nel procedimento conciliativo in cui le parti sono protagoniste assolute, operando il conciliatore un ruolo di raccordo e di contenimento, ma rimanendo volutamente lontano dalle trattative e uscendo per così dire allo scoperto solo nei momenti necessari..
      Vista così, non ti sembra una buona cosa la conciliazione? A me il principio pare ottimo: gestiamo in modo positivo i conflitti con soddisfazione delle parti. E funziona!
      Non dirmi che non vedi la bontà e straordinarietà della conciliazione!
      Perché rivolgerci a un legale, sostenere costi, attese di un giudizio di terzi, quando possiamo risolvere le questioni tra di noi, in base ai nostri reali interessi, nei tempi e modi che decidiamo noi?
      La conciliazione è uno strumento per la composizione autonoma delle controversie con un’elevata risonanza di tipo socio-economico, in quanto consente la pacificazione, il mantenimento dei rapporti e della collaborazione futura tra le parti, la serenità e sicurezza per le stesse di aver ottenuto, proprio perché sono state loro a decidere, il massimo di soddisfazione possibile con il minimo di spreco.
      Ora facciamo un passo avanti…”qualcuno” ha pensato davvero che questa cosa era fantastica e ha pensato di inserirla nel nostro ordinamento giuridico..il risultato?…sulla carta abbiamo visto essere un po’…molto deludente…e in pratica? La pratica, secondo me, dipende un po’ da noi che siamo “addetti ai lavori”… se un legale presenta la possibilità di conciliare, come un inutile formalismo e perdita di tempo…non credo che il cliente si presenterà in conciliazione con lo spirito giusto e collaborativo necessario …. Ma pensa a quel legale che illustra al proprio assistito un’alternativa valida, efficace e gli fa capire i vantaggi di una conciliazione ispirandosi proprio al principio di una giustizia non processuale ma alternativa, personale…che risultato si potrà ottenere? Forse ne uscirà qualcosa di buono!
      Rifletti con me ancora su una cosa, nel processo ordinario, anche la parte vittoriosa deve per così dire “accontentarsi” della vittoria che le attribuisce l’autorità giudicante, non potendo chiedere di più o diversamente da quanto sancito e rischia di rimanere comunque insoddisfatta della decisione che lo riguarda. In conciliazione questo non avviene perché ispirata al paradigma cooperativo del negoziato tra le parti e non può che dare risultati win to win!
      Ho capito che il mio esempio del giardiniere non ti è molto andato a genio, pensa allora al classico esempio dell’arancia e delle due sorelle.
      Forse vista così la conciliazione non è poi così inutile..una legge che “imponga” alle parti di provarci non è poi una cosa così sbagliata, anche se è un paradosso che la conciliazione, che mette in primo piano la volontà delle parti, venga imposta per tutto quanto ho provato a descriverti!
      Diamo fiducia a questa legge e, soprattutto, iniziamo a diffondere una cultura positiva della conciliazione…penso che se le parti comprenderanno davvero il vantaggio di conciliare..allora si supereranno (forse) le imperfezioni della legge.

  4. Ciao Luigi sono d’accordo con te, ti sei dimenticato poi delle tariffe e della competenza territoriale.
    Volendo esemplificare, per una causa che il cittadino puo’ fare senza l’assistenza di un avvocato avanti al giudice di pace del valore di 300 euro, l’esperimento del tentativo di conciliazione costera’ oggi 110 euro (30 di spese di avvio, 40 per una parte, 40 per l’altra). Piu’ di un terzo del valore della controversia stessa, senza contare che fallito il tentativo si dovra’ poi iniziare la causa (altri 30 euro di contributo unificato, spese di notifica, ecc.).

    Inoltre, di non poco rilievo il fatto che in caso di controversie che richiedano particolari competenze tecniche (buona parte, ci viene da dire), l’organismo di mediazione nominera’ un consulente tecnico (iscritto nell’albo dei consulenti tecnici del tribunale) e le parti dovranno sopportare anche l’ulteriore costo di questa perizia che non sara’ utilizzabile in giudizio (posto che un dei principi della conciliazione e’ la riservatezza, ragione per cui le digressioni sulla controversia, perizie incluse, non possono transitare nel successivo giudizio). Per la stessa controversia mi trovero’ dunque a pagare due consulenti tecnici, uno in fase di conciliazione e uno in giudizio, oltre l’eventuale consulente di parte.

    Altro punto critico del decreto la competenza territoriale, che deroga a tutti i criteri di competenza attualmente previsti dalla procedura civile. In quale luogo deve essere attivata la conciliazione? Non certo nel luogo del convenuto, ne’ qualsiasi altro luogo individuato dalla legge. Il tentativo di conciliazione si esperisce “semplicemente” dove vuole chi decide per primo di presentare la domanda. Vivo a Catania, ricevo la comunicazione di un tentativo di conciliazione obbligatorio a Torino (che il foro della successiva causa sia Catania, Torino, Roma o Bologna non rileva minimamente) e saro’ costretto ad andare a Torino perche’ la mia assenza viene verbalizzata e il giudice della successiva causa puo’ tenerne conto nella decisione. Ai costi di cui sopra dovro’ dunque aggiungere i costi per partecipare alla conciliazione (perdita di una giornata di lavoro, spostamenti) o per mandare qualcuno al mio posto.

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