La conciliazione si pone come un metodo per risolvere le controversie.
Ma da dove nascono le controversie?
Che cos’è un conflitto?
La psicologia classica definiva il conflitto come patologia e come scontro.
Oggi il conflitto è visto come un’opportunità, una risorsa che produce ricchezza psichica.
Il conflitto non può essere evitato ma può essere attraversato e gestito positivamente. ( LEGGI ANCHE IL POST: PERCHE’ INSEGNARE A MEDIARE)
Sperare nella mancanza di conflitti significa solo negare la realtà.
Accettando il conflitto, si impara ad accettare la diversità e la complessità.
Esistono diverse tipologie di conflitto:
- INTRA PERSONALE: possibile calo dell’autostima, senso di frustrazione, sfiducia in sé…
- INTER PERSONALE: rivalità, odio, invidia, gelosie
- INTRA ORGANIZZATIVO: nascono all’interno e sono originati da una situazione mal gestita all’interno del gruppo stesso
- INTER ORGANIZZATIVO: coinvolge più organizzazioni, guerre..
A seconda del livello di conflittualità si può stabilire l’utilità di un intervento conciliativo:
- BASSO LIVELLO: le parti non hanno perso la fiducia reciproca. A causa della crescete frustrazione, una o più parti adotterà la tattica del fatto compiuto. A questo stadio è possibile una conciliazione.
- LIVELLO INTERMEDIO: le parti hanno perso fiducia e rafforzano la percezione del carattere negativo dell’altro. Si adotta la strategia e tattica dell’ultimatum. La conciliazione è ancora possibile.
- LIVELLO ELEVATO: uso della coercizione e della violenza. Non è possibile conciliare




